In ogni area naturale esistono degli elementi distintivi e caratteristici come specie vegetali o faunistiche di particolare interesse, rare o assenti altrove.
Il Parco Naturale Regionale di Porto Conte, nel nord ovest della Sardegna, non fa eccezione, e immaginare che possa esistere senza i daini è quasi impossibile.
In quest’area vive, infatti, una delle popolazioni più numerose di tutta l’isola e, insieme ai grifoni, sono ormai gli animali simbolo del Parco.
L’estinzione negli anni ’60, poi la rinascita
Eppure, i daini (Dama dama), non sono mai stati una specie particolarmente ambita dai fotografi naturalisti. Tra gli ungulati presenti in Sardegna, sembrano i figli di un dio minore.
Pur non essendo una sottospecie endemica, la loro presenza in Sardegna affonda le radici nella storia ed è legata indissolubilmente alle vicende umane.
Introdotto in Sardegna per scopi venatori da Fenici e Romani, a differenza del cervo sardo-corso, ha conosciuto il dramma dell’estinzione alla fine degli anni ’60.
Dalla seconda metà degli anni ’70 sono stati intrapresi interventi di reintroduzione a partire da nuclei provenienti dalla Toscana e dalla Calabria che hanno restituito alla Sardegna questa meravigliosa specie.
Fotocellule autocostruite e teleobiettivi
Nel realizzare un reportage fotografico della specie abbiamo cercato di valorizzare tanto i soggetti principali quanto l’ambiente in cui vivono, utilizzando diverse tecniche di ripresa.
In una prima fase ci siamo serviti di capanni mobili posizionati in campo aperto e abbiamo scattato con teleobiettivi da 100 a 600mm di focale.
In una seconda fase, una volta studiati i punti di passaggio abituali, ci siamo serviti di un sistema di scatto remoto con fotocellule autocostruite in grado di far scattare le fotocamere al passaggio degli animali.
L’utilizzo di focali corte (da 10 a 20 mm) ci ha permesso di dare spazio al contesto ambientale.
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