In Sudafrica la lotta al bracconaggio sta dando buoni risultati grazie agli sforzi congiunti del governo, dei privati, delle comunità e delle organizzazioni non governative.
Il Dipartimento dell’Ambiente, delle Foreste e della Pesca ha, infatti, annunciato che da dicembre a gennaio 2019 a livello nazionale sono state arrestate 332 persone per bracconaggio e traffico di corni ma, soprattutto, che il numero delle uccisioni di rinoceronti è calato rispetto agli anni scorsi.
Dai 769 animali uccisi nel 2018 si è scesi a 594 nell’annata appena conclusa (ben 327 nel Kruger National Park). Il risultato, che ovviamente resta di una gravità inaudita, conferma il lento ma continuo calo delle uccisioni a partire dal 2015.
A conferma dell’efficacia delle nuove attività di contrasto al bracconaggio, si registra anche il calo degli abbattimenti di elefanti, scesi da 71 nel 2018 a 31 nel 2019.
Lo sporco business della criminalità organizzata
La National Integrated Strategy to Combat Wildlife Trafficking (NISCWT), ovvero la strategia nazionale integrata finalizzata a combattere il traffico di animali selvatici, non è però ancora stata pienamente adottata dal governo e si spera che sarà presa in considerazione ufficialmente entro la prima metà di quest’anno.
L’uccisione di questi animali, infatti, non è opera di bracconieri isolati ma è parte di un business condotto da organizzazioni criminali transnazionali che trafficano illecitamente con i paesi consumatori di corno di rinoceronte come Cina, Malesia, Singapore, Vietnam e Giappone.
Oltre all’azione e al coraggio dei ranger, nella lotta al traffico di specie selvatiche assume un ruolo sempre più rilevante anche l’attività degli enti tecnici, come la Direzione delle indagini sui crimini prioritari (Hawks). Di recente i suoi funzionari hanno richiesto alcuni campioni di corni di rinoceronte confiscati in Vietnam per determinare con analisi genetiche se si tratta di esemplari sudafricani.
Lotta ai trafficanti a 360 gradi
La riduzione del numero di casi di bracconaggio è un segnale positivo, ma il problema non è risolto e i rinoceronti sono ancora oggi fortemente minacciati dalle organizzazioni criminali e dalla mancanza di un habitat adeguato alla loro sopravvivenza e riproduzione.
Jo Shaw, direttore del programma Wildlife di WWF Sudafrica, ha affermato: «Come notato dal Dipartimento, gli sforzi delle forze dell’ordine da soli non possono affrontare i complessi fattori sociali ed economici dietro alle minacce che colpiscono a lungo termine i nostri rinoceronti. Ora è necessario un impegno che tenga conto degli atteggiamenti, delle opportunità e della sicurezza delle comunità e delle persone che vivono intorno alle aree protette. Anche il ruolo della corruzione, inevitabilmente legato alla criminalità organizzata, deve essere affrontato».
Dei circa 27.000 rinoceronti rimasti in libertà in tutto il mondo, più dell’85% vive in Sudafrica. Nei suoi parchi, infatti, ancora resistono circa 18.000 rinoceronti bianchi e 5.500 rinoceronti neri. Un patrimonio naturalistico da difendere con ogni mezzo.
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