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Uomo e pianeta
Ambiente
EMISSIONI ILLEGALI DI CFC-11

Il risveglio del buco nell’ozono

Il risveglio del buco nell’ozono
Concentrazione di ozono in Antartide dal 14 al 20 settembre 2020. © NOAA/ Climate.gov.

Luca Serafini Luca Serafini 6 Nov 2020

Si può dare di più… cantava Enrico Ruggieri con Gianni Morandi e Umberto Tozzi. Alla luce dei problemi che affrontiamo oggi, ci ricordiamo degli Anni ’80 come di un periodo felice e di ottimismo. Non c’erano il Covid, il cambiamento climatico e la crisi economica.

L’unico scenario apocalittico che l’umanità doveva affrontare era quello… del buco nell’ozono.

Ricordiamo che lo strato di ozono presente nella stratosfera terrestre funziona come uno scudo, che assorbe gran parte delle radiazioni ultraviolette emesse dal Sole che altrimenti renderebbero impossibile la vita sulla Terra. Nella prima metà degli Anni ’80, i ricercatori scoprirono che lo strato di ozono sull’Antartide era in declino – si stava creando un “buco” – a causa delle emissioni di CFC (clorofluorcarburi). Allora, la comunità internazionale reagì prontamente, adottando il Protocollo di Montreal (1987) che ha progressivamente sostituito i clorofluorocarburi con gas meno dannosi.

C’è voluto del tempo, ma il Protocollo di Montreal alla fine è stato una vittoria per l’umanità: negli ultimi venti anni il fenomeno è, infatti, rallentato e lo strato di ozono ha iniziato a riprendere la sua naturale consistenza.

 

Oggi, però, c’è un brusco risveglio del problema. L’ozono è tornato a impoverirsi. La causa sono le emissioni illegali di CFC provenienti dalla Cina orientale, aumentate del 40-60%. Queste emissioni di CFC vietate dal Protocollo di Montral vanificano tutti gli sforzi mondiali per “richiudere” il buco nell’ozono.

Secondo i ricercatori dell’Organizzazione per la ricerca scientifica e industriale del Commonwealth australiano e dell’Università britannica di Bristol, in un articolo pubblicato da Nature, l’aumento dal 2013  a oggi delle emissioni del triclorofluorometano refrigerante proibito (CFC-11) potrebbe essere attribuito alle province industriali dello Shandong e dell’Hebei nel Nord, in Cina.

Dopo aver studiato i dati atmosferici, i ricercatori hanno stimato che le emissioni di CFC-11 dalla Cina continentale orientale nel periodo 2014-2017 sono state di circa 7 milioni di chilogrammi all’anno superiori al periodo 2008-2012.

Il CFC-11, che veniva utilizzato nei frigoriferi e nei condizionatori d’aria, è una delle sostanze chimiche vietate dal Protocollo di Montreal.

Buco dell’ozono 2020

L’animazione mostra le dimensioni del buco nell’ozono dal 25 settembre 2020 al 18 ottobre 2020. Le misurazioni del satellite Copernicus Sentinel-5P mostrano che il buco dell’ozono di quest’anno sull’Antartico è uno dei più grandi degli ultimi anni. © ESA

Il buco nell’ozono osservato nel 2020 copre la maggior parte del continente antartico ed è tra i più grandi e profondi registrati negli ultimi anni.

Le persistenti temperature fredde e i forti venti del vortice polare hanno sicuramente contribuito alla formazione di questo grande e profondo buco dell’ozono in Antartide – il dodicesimo più grande mai registrato – secondo un rapporto degli scienziati della NOAAA e della NASA.

Il buco nell’ozono in Antartide ha raggiunto la sua dimensione massima annuale il 20 settembre, pari a circa 4,8 milioni di km2, circa tre volte l’area degli Stati Uniti.

Ma, secondo gli scienziati, la continua diminuzione delle emissioni di sostanze chimiche controllata dal Protocollo di Montreal ha impedito che il buco fosse più grande. Infatti, nelle stesse condizioni atmosferiche, alcuni decenni fa il buco sarebbe stato un milione di miglia quadrate più grande.

 

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