Le foreste forniscono legname, erbe medicinali e cibo, custodiscono un vero patrimonio di biodiversità, assorbono l’anidride carbonica e mitigano il clima, arginano i rischi di dissesto idrogeologico, sono elementi fondamentali per un turismo di qualità e influiscono sul benessere e la qualità della nostra vita.
In Italia coprono il 36,4% della superficie (circa 10,9 milioni di ettari), di cui il 27,5% sottoposto a vincolo naturalistico, costituendo una grande opportunità di investimento e di creazione di nuova occupazione green. Basti pensare che solo in Europa, circa il 17% dei posti di lavoro attuali è più o meno direttamente collegato alle risorse ecosistemiche delle foreste.
Un patrimonio di foreste da gestire
Ciò nonostante la programmazione e la gestione delle attività forestali nel nostro Paese presenta evidenti criticità. Secondo i dati ufficiali, per esempio, viene prelevata solamente una parte del legno che cresce e si sviluppa ogni anno nelle foreste, mentre importiamo l’80% del fabbisogno di prodotti legnosi.
Inoltre, i ritardi nella gestione sostenibile dei boschi hanno conseguenze negative sia sulla loro vulnerabilità (52.916 gli ettari bruciati in Italia solo nel 2019), sia sulla sostenibilità sociale ed economica dei territori.
Da queste premesse nasce il progetto LIFE CO2PES&PEF, finanziato dal Programma LIFE della Commissione Europea e coordinato dalla Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant’Anna di Pisa.
Alla sua base c’è l’idea di coniugare la conservazione della foresta, incrementandone al massimo la crescita e l’assorbimento di CO2, con la garanzia di poter continuare a fornire legname e prodotti al sistema industriale, creando reddito e benessere per le comunità locali.
La sostenibilità si misura
Allo studio tre aree forestali pilota (il Demanio Forestale Forlivese, il Consorzio Comunalie Parmensi e la Proprietà Regionale di Fusine), rappresentative della regione alpina e appenninica, in cui verrà calcolata l’impronta ambientale di alcuni prodotti del settore del legno attraverso la PEF (Product Environmental Footprint).
Si tratta di un metodo innovativo che consente di misurare la sostenibilità ambientale attraverso specifici indicatori quali, per esempio, le emissioni di gas serra, l’approvvigionamento idrico e il consumo di risorse e di materiali.
Un’attività cruciale del progetto sarà inoltre valutare con modelli informatici quali parti delle foreste sono più vulnerabili rispetto ai disturbi climatici, indicando agli enti gestori le zone prioritarie per applicare interventi di selvicoltura che ne aumentino la resistenza e la resilienza.
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