Alcuni giorni fa dei guerriglieri armati hanno ucciso almeno sei ranger e ne hanno feriti molti altri in un’imboscata nel Parco nazionale di Virunga, nella Repubblica Democratica del Congo Orientale (RDC). Virunga si trova sui vulcani ricoperti di foreste dell’Africa centrale ed è il più antico Parco nazionale dell’Africa e la più grande riserva di foresta pluviale tropicale, che copre 7.800 kmq. Questo Parco è un santuario per i gorilla di montagna in via di estinzione di cui ospita oltre un terzo della popolazione mondiale.
Fino a oggi sono stati uccisi oltre 200 ranger dalle varie milizie che combattono per il controllo delle risorse naturali del Congo Orientale. Spinti dai facili guadagni, i gruppi armati disboscano la foresta per ricavarne il legname o per produrre carbone. Ne fanno le spese i gorilla, il cui habitat si riduce di giorno in giorno, e i ranger che li difendono.
Il WWF Italia lancia un appello: «Non possiamo più tollerare che persone, che ogni giorno lottano per la tutela delle specie a rischio di estinzione, vengano messe a rischio in questo modo. E non possiamo lasciare che queste specie iconiche scompaiano. Sostieni la nostra campagna per la salvaguardia di queste specie a rischio estinzione».
Perché il Parco nazionale di Virunga è minacciato?
Il Parco si trova in una zona di conflitto violento e prolungato: la Repubblica Democratica del Congo Orientale. Il conflitto in questa regione coinvolge oltre 130 gruppi armati ed è alimentato da una complessa serie di fattori. Innanzitutto lo sfruttamento delle risorse naturali, ma anche le lotte tribali tra le autorità locali, le interferenze dei Paesi vicini e una competizione politica fortemente militarizzata.
La continua violenza rende difficile la protezione del Parco. Negli ultimi cinque-sette anni, le guardie del Parco sono diventate sempre di più bersaglio di gruppi armati che si nascondono e operano proprio nell’area. L’attività dei ranger per fermare lo sfruttamento illegale delle risorse naturali nel Parco è supportata dall’esercito congolese e per i gruppi ribelli questo è un ulteriore motivo per considerare le guardie del Parco una minaccia.
Il tutto s’innesta in un diffuso sentimento antiparco di una parte della popolazione locale, per i soliti motivi di regole, confini, sfruttamento delle risorse. La militarizzazione dei ranger guardiaparco non sembra essere stata la soluzione migliore. Il loro numero è, comunque, inferiore alle forze delle bande e l’uso delle armi alimenta un circolo vizioso di violenza.
Un giusto approccio dovrebbe tendere a migliorare i rapporti tra il Parco e le popolazioni locali. Le guardie dovrebbero agire meno come soldati e più come ambientalisti. È fondamentale dare priorità alla risoluzione dei conflitti con le persone che vivono intorno al Parco e che il Parco intensifichi gli sforzi per proteggere la popolazione dall’insicurezza dilagante.
Affrontare i gruppi armati che operano nel Parco è responsabilità primaria del governo congolese e dell’esercito, che devono però ricercare il consenso dei leader delle comunità locali.
Con una radicalizzazione del conflitto a subire le conseguenze peggiori sarebbero sicuramente i più fragili ed esposti, ovvero i gorilla di montagna.
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