Più della metà delle terre emerse del Pianeta, il 54% per la precisione, è coperta da praterie, territori che rivestono un’importanza cruciale per la mitigazione del clima e il sostentamento di milioni di persone.
Nonostante questo, solo il 10% dei Piani nazionali per il clima adottati in seguito all’Accordo di Parigi sul clima ne tiene conto e include progetti di salvaguardia di queste aree.

Il “Rangeland atlas” mappa le praterie del Pianeta.
Per guidare i nuovi negoziati sul clima e la biodiversità che porteranno al nuovo summit delle Nazioni Unite, ecco arrivare un prezioso strumento di conoscenza e di studio di questi ecosistemi. È stato pubblicato il “Rangeland atlas”, un nuovo atlante che mappa le vaste superfici coperte da erba, arbusti o da scarsa e resistente vegetazione, che forniscono sostegno a milioni di pastori, raccoglitori, allevatori, a ampie popolazioni di animali selvatici e che costituiscono il deposito di grandi quantità di carbonio.
Nonostante la loro importanza per clima, natura e persone, le praterie sono minacciate da una progressiva conversione di utilizzo e dagli effetti del cambiamento climatico, lasciandole esposte a un’enorme varietà di minacce.
Il nuovo atlante delle praterie è un ambizioso inventario, primo nel suo genere, compilato da una coalizione di importanti organizzazioni internazionali legate all’ambiente, alla conservazione e all’agricoltura, che ha catalogato l’attuale stato delle praterie del mondo, comprese le steppe della Mongolia, la savana africana, la pampa sud americana e le Grandi Pianure del nord America.

Pascolo in Montana. © Becca Skinner/WWF-US
Estensione e valore delle praterie
Fino ad ora pascoli e praterie sono stati molto raramente inclusi nelle agende internazionali, in confronto con quelli che parlano di foreste. Le praterie sono erssenziali per il ruolo cruciale che hanno nello stoccaggio del carbonio, come habitat per le diverse specie animali e vegetali, e nel supporto ai più grandi fiumi e aree umide del mondo. La ragione principale per cui non sono state fino ad oggi considerate risiede nella mancanza di dati scientifici incontrovertibili riguardo la loro estensione e il loro valore.

Una civetta “passeggia” su un prato inglese. © naturepl.com/Andy Rouse/WWF
«Per la prima volta in assoluto, abbiamo una comprensione chiara di quale percentuale delle terre emerse sia coperta dalle praterie. Fino ad oggi, gli sforzi di conservazione si sono focalizzati principalmente sulle foreste, ma le praterie devono ricevere la stessa attenzione» afferma Shirley Tarawali, assistente del Direttore Generale dell’International Livestock Research Institute (ILRI) che ha collaborato alla preparazione dell’atlante. Insieme a ILRI, hanno realizzato questo atlante l’International Union for Conservation of Nature (IUCN), il WWF, lo UN Environment Programme e l’International Land Coalition, con il contributo della FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations).
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