Lo stand up paddle (SUP) è ormai diventato uno degli sport più trendy e alla moda, con migliaia di praticanti. È proposto come un’attività ecologica, che non produce emissioni o rumori e che può essere praticata tutto l’anno, in particolare in aree di acque tranquille anche poco profonde, come quelle sotto le coste marine ma soprattutto in laghi e paludi.
In questo modo gli appassionati accedono in zone finora poco frequentate e disturbate, dove solo canoe e kajak (molto meno numerosi) potevano infilarsi.
Poiché il SUP non provoca praticamente alcun rumore, si pensa erroneamente che il potenziale di disturbo per gli animali sia esiguo.
Tuttavia soprattutto gli uccelli acquatici in particolare, che proprio in queste settimane di inizio autunno cominciano a concentrarsi in stormi più o meno numerosi sui laghi e sui fiumi italiani, percepiscono la sagoma verticale umana e i movimenti di chi pagaia come una minaccia e possono reagire con la fuga già a una distanza di 800-1000 m dai singoli vogatori.
Questo genera stress e costa energia, mettendo a dura prova gli animali
selvatici in periodi critici come l’autunno e l’inverno, ma può anche pregiudicare la loro sopravvivenza e il loro successo riproduttivo nei periodi di nidificazione.
Tra l’altro la facilità di questo sport e la maneggevolezza delle tavole permette di entrare per esempio all’interno di riserve naturali attraverso accessi non sorvegliati e penetrando in profondità dentro ecosistemi per loro natura piuttosto fragili.
Si creano quindi situazioni di pericolo potenziale per la biodiversità locale, come denunciano vari ornitologi e naturalisti.
Una campagna di sensibilizzazione
Per questo in Svizzera la Stazione ornitologica di Sempach, assieme a vari associazioni di canoa-kajak e la stessa Federazione degli sport acquatici hanno avviato una campagna di sensibilizzazione su questa questione e redatto alcune semplici linee guida il cui rispetto aiuta a ridurre gli impatti sopra descritti (scarica qui il documento).
Per prima cosa si richiama l’attenzione sulla scelta dei luoghi, cercando di praticare il proprio sport preferito in quelli con basso potenziale di disturbo: superfici d’acqua libera quando non sono visibili gruppi di uccelli acquatici o aree con insediamenti urbani e rive costruite, ovvero siti già più o meno disturbati in cui gli animali sono poco presenti o già abituati alla presenza umana.
Inoltre, evitare zone e situazioni chiaramente sensibili:
- davanti a cinture estese di canneti. Soprattutto in primavera e in estate vivono qui uccelli sensibili ai disturbi che reagiscono già a grandi distanze;
- nel campo visivo di gruppi di uccelli acquatici. Quando fugge il primo uccello, spesso vola via tutto lo stormo;
- isole di ghiaia e argini. Servono come luogo di nidificazione e di riposo a uccelli sensibili ai disturbi;
- foci di corsi d’acqua. Nei periodi molto caldi sono spesso l’ultimo rifugio fresco per i pesci.
Poi pagaiare sempre con riguardo, ovvero:
- non dirigersi direttamente verso gli uccelli e non inseguirli;
- non raggiungere lo specchio d’acqua attraverso la vegetazione ripariale; utilizzare punti pubblici di messa in acqua e alaggio, come pure di sosta;
- aumentare la distanza o cambiare itinerario se gli uccelli mostrano una reazione (per esempio si allontanano nuotando);
- non pagaiare di notte, con o senza luna.
E infine evitare del tutto di praticare il SUP in situazioni particolarmente delicate, quali:
- nelle zone di protezione della natura e nei loro dintorni (riserve ed oasi
- di solito queste zone sono segnalate con boe gialle o cartelli);
- in riserve per gli uccelli acquatici e migratori e i loro dintorni. Qui spesso nidificano, sostano e svernano specie di uccelli minacciate;
- distese di piante acquatiche come canne, giunchi e ninfee non vanno attraversate.
Insomma piccoli accorgimenti di buon senso che ogni appassionato dovrebbe già applicare di suo, ma che troppo spesso le persone tendono a dimenticare.
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