Lunedì ha preso il via a Glasgow, nel Regno Unito, la COP26, il summit mondiale sui cambiamenti climatici.
I discorsi dei Presidenti e dei leader intervenuti si sono concentrati sulla descrizione di quanto spaventosa sia diventata la situazione del clima.
Boris Johnson, primo ministro del Regno Unito e “padrone di casa” ha spiegato l’attuale situazione di fronte al cambiamento climatico con una metafora della saga di 007: «Bond è legato a un dispositivo dell’apocalisse mentre un orologio digitale rosso ticchetta inesorabilmente verso una destinazione che porrà fine alla vita umana così come la conosciamo. Oggi siamo nella stessa posizione di James Bond. L’umanità ha già da tempo esaurito il tempo per affrontare il cambiamento climatico». Tuttavia, criticato dalla stampa per non aver fermato il progetto di una nuova miniera di carbone nella contea di Cumbria, nel Nordovest dell’Inghilterra, Boris Johnson ha detto «Non sono a favore di più carbone, sia assolutamente chiaro. Ma non è una decisione mia, è una scelta delle autorità locali».
Il principe Carlo ha allargato lo sguardo e ha sottolineato che «il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità non sono diversi, anzi rappresentano una minaccia esistenziale ancora maggiore». Tra le possibili soluzioni ha indicato nei mercati, nella finanza privata e nella tecnologia i possibili protagonisti per affrontare il problema. «Dobbiamo ridurre urgentemente le emissioni e agire per “catturare” la CO2 già presente nell’atmosfera, compresa quella prodotta dalle centrali a carbone. È assolutamente fondamentale dare un valore alla CO2, rendendo così più economiche le soluzioni di cattura del carbonio».
Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, è stato molto duro, evidenziando le molte opportunità mancate e le promesse non mantenute negli ultimi anni. Guterres ha accusato i leader mondiali di stare scavando «le nostre fosse». Il segretario generale dell’ONU ha anche annunciato che istituirà un gruppo di esperti per sviluppare uno standard per misurare e analizzare gli impegni delle aziende sulle emissioni nette zero. «C’è un deficit di credibilità e un eccesso di confusione sulla riduzione delle emissioni e sugli obiettivi netti zero, con diversi significati e diversi criteri di misurazione».
Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha esortato i leader mondiali a unirsi per prevenire i peggiori effetti del cambiamento climatico, ma non ha annunciato nuovi obiettivi di emissione. Biden ha detto che questo è un «decennio decisivo nel quale abbiamo l’opportunità di metterci alla prova». Un discorso prudente, dopo le preoccupazioni emerse questa settimana sulla possibilità di far approvare dal Congresso il suo pacchetto di spesa per il clima.
Nel suo ultimo discorso a un summit della COP prima di dimettersi da cancelliere tedesco, Angela Merkel ha chiesto di stabilire un prezzo globale per le emissioni di CO2, dicendo che questo è il modo migliore per incoraggiare la transizione verso l’energia pulita. «In questo decennio decisivo per il cambiamento climatico c’è bisogno di essere più ambiziosi su scala nazionale, ma anche di sviluppare strumenti a livello globale».
Il presidente francese Emmanuel Macron ha lanciato una sfida ai grandi emettitori di carbonio che non hanno ancora firmato le strategie nazionali: «La chiave delle prossime due settimane in questa COP è che i più grandi emettitori, le cui strategie nazionali non corrispondono ai nostri obiettivi comuni, aumentino il loro impegno».
Patricia Espinosa, segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ha detto che il mondo è a «un punto cruciale nella storia». Dobbiamo agire o «accettare che l’umanità affronti un futuro tetro su questo pianeta. Il business as usual non vale il prezzo devastante che stiamo pagando».
Chi non c’è
I leader di alcuni dei più grandi Paesi emettitori di CO2 del mondo non sono presenti a Glasgow: tra questi spicca il presidente cinese Xi Jinping, che si rivolgerà alla conferenza sul clima sotto forma di una dichiarazione scritta. Il leader cinese non è più uscito dal Paese dall’inizio della pandemia nel 2020.
Il presidente russo Vladimir Putin, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro e il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador sono gli altri grandi emettitori che non saranno presenti di persona.
Il presidente turco Erdogan sarebbe dovuto arrivare a Glasgow direttamente dal summit del G20 a Roma, ma è invece tornato in Turchia domenica sera. La stampa turca ha scritto che Ankara avrebbe fatto specifiche richieste di sicurezza per il presidente che il governo britannico non ha soddisfatto.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha criticato i leader di Cina e Russia per la mancata partecipazione di due dei maggiori emettitori del mondo ai colloqui sul clima.
Un prologo deludente
La preparazione della COP26 al vertice del G20 di Roma non è andata molto bene. Ci si aspettava un impegno forte sulla riduzione delle emissioni di carbonio. Una bozza fatta circolare tra i giornalisti conteneva l’impegno per una riduzione delle emissioni prima del 2030, che ha scatenato una serie di entusiastici commenti sul successo del vertice. La versione finale della Dichiarazione di Roma (scarica qui il documento integrale) non dice, però, nulla del genere.
La presidenza italiana del G20 è riuscita a ottenere un accordo per porre fine ai finanziamenti internazionali per le centrali a carbone non ancora terminate. Ma nulla è stato concordato sull’abbandono del carbone per gli impianti nazionali, né è stata concordata una data per eliminare i sussidi ai combustibili fossili.
Nel comunicato finale c’è solo un accenno a meccanismi fiscali, di mercato e normativi per sostenere le transizioni energetiche pulite, compreso, se del caso, l’uso di strumenti mirati, come incentivi e tassazioni.
Per la prima volta, infine, è entrato in un documento ufficiale il tema del metano, sia da combustione, sia da fonti agricole.
L’obiettivo di +1.5 °C rispetto all’epoca preindustriale è considerato auspicabile, ma l’obiettivo rimane fissato a + 2 °C. (We remain committed to the Paris Agreement goal to hold the global average temperature increase well below 2°C and to pursue efforts to limit it to 1.5°C above pre-industrial levels, also as a means to enable the achievement of the 2030 Agenda. We recognize that the impacts of climate change at 1.5°C are much lower than at 2 °C).
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