Alberi
Ben ricordo, alberi nativi,
ch’io vi sorpresi al lume di tranquille
notti, sognare, roridi di stille,
lungo le peregrine acque dei rivi.
Più tardi sorprendeste me, in estivi
giorni, povero, lacero da mille
strazi, sognar, con umide pupille,
bimbi dagli stellanti occhi giulivi.
Come volete ch’io non vi ricordi?
Esule, pure sotto il cielo natìo,
ebbi soltanto voi misericordi.
Disertato dai più diletti cuori,
alla vostra ombra ne trovai l’oblìo
e mi sentii cospargere di fiori.
Giulio Gianelli
Gli alberi possono rappresentare molte cose, ma innanzitutto essi sono una presenza, oserei dire costante, nonostante tutto. Creature viventi e perciò senzienti che abitano il nostro pianeta da tempi assai remoti, quando ancora l’uomo non gironzolava tra le foreste. Quante cose hanno visto gli alberi, magari anche quelli che vivono vicino alle nostre case; cosa non direbbero!
Certamente una presenza costante, vigile, rassicurante e non sempre così silenziosa. Finalmente sempre più spesso si ufficializza l’importanza della loro influenza sulla nostra salute e non solo perché ci donano ossigeno (questo solo fatto potrebbe bastare per evitare tutte le stragi a danno delle piante).
Non bastano però tante constatazioni, occorre fare nostre molte idee, incarnare quei pensieri che vogliono difendere le piante e cercare una relazione con esse, personalizzare il nostro rapporto con loro. Tutti almeno una volta nella vita dovrebbero provare le incredibili emozioni suscitate dal camminare fra alcuni giganti verdi che troviamo in alcuni boschi; quel religioso silenzio che invita al rispetto; il dolce e cullante suono del fruscìo del vento tra le foglie, il canto degli alberi.
Provate certe esperienze, non se ne potrà più fare a meno.
Un rapporto molto intimo è quello che testimonia la poesia di Giulio Gianelli, il quale riporta tra i versi l’immagine di questa presenza rassicurante legata agli alberi.
Nelle prime due strofe avviene uno scambio: prima il poeta sorprende le piante a sognare, lungo le peregrine acque dei fiumi, ma poi sono gli alberi a sorprendere l’autore sognante nella sua solitudine. Abbandonato da tutti, il poeta si sente compreso e accolto solo dagli alberi, solo questi si sono dimostrati misericordi verso di lui. Tutte personificazioni che non devono farci sorridere, ma far riflettere sulle potenzialità di queste creature. Dimenticato da tutti e solo, il protagonista di questi versi riceve in dono dei fiori (e mi sentii cospargere di fiori), come se gli alberi abbracciassero tutta la sua persona.
Infine un piccolo dettaglio, un aggettivo: nativi. Gli alberi nativi, vengono così definiti al primo verso. Sono creature preesistenti, essi già c’erano prima che il poeta muovesse i primi passi tra i boschi; ancor prima che lui nascesse. Questo dovrebbe presupporre in noi un profondo mutamento nei loro confronti; essendo creature native, è come se da un certo punto di vista avessero una sorta di precedenza nel vivere determinati luoghi ed è dunque come se fossimo noi gli ospiti, ma spesso ci comportiamo da intrusi.
Gli alberi sono un canale diretto con le nostre origini, con quel non so che di primitivo e ancestrale che scorre dentro di noi ma che troppo spesso è sopito se non estinto; chissà quante volte ci è capitato di avere i medesimi pensieri del poeta.
Che aspettiamo dunque? Andiamo a camminare nei boschi, certi che il nostro amore per la natura sarà ripagato e saremo cosparsi di fiori.
SEMPRE INFORMATI!
Per rimanere aggiornato su tutte le news sulla Natura, selezionate dalla nostra redazione, iscriviti alla newsletter di rivistanatura.com
Basta inserire l’indirizzo e-mail nell’apposito modulo qui sotto, accettare la Privacy Policy e cliccare sul bottone “Iscriviti”. Riceverai così sulla tua mail, due volte alla settimana, le migliori notizie di Natura! È gratis e ti puoi disiscrivere in qualsiasi momento, senza impegno
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com




