La Conferenza Nazionale sul Clima che si tiene oggi, organizzata da Italy for Climate, è un appuntamento molto importante perché viene discussa la proposta di introdurre anche in Italia una legge per la protezione del clima, come avvenuto in Germania, Francia Spagna e Regno Unito.
L’obiettivo è aggiornare e rendere legalmente vincolanti nuovi target nazionali in linea con i recenti impegni europei per il raggiungimento della neutralità carbonica, ma anche definire obiettivi e misure specifiche che coinvolgano Regioni ed Enti locali nel processo di decarbonizzazione e nella revisione della fiscalità in chiave ecologica e a elevata inclusione sociale (scarica qui il programma completo).
L’Italia deve correre
Secondo gli esperti di Italy for Climate il nostro Paese, infatti, è lontano dal raggiungimento degli impegni sottoscritti nell’Accordo di Parigi e impreparato a rispettare quelli della recente Cop26 di Glasgow.
È dunque necessario un cambiamento di rotta, un salto di qualità per contribuire a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C entro il 2030.
Nell’incontro saranno anche individuate le Roadmap settoriali di industria, trasporti, residenziale, agricoltura e generazione elettrica.
D’altra parte la posta in gioco è altissima
Il cambiamento climatico, che ormai abbiamo cominciato a chiamare crisi climatica, sottolineandone il preoccupante aggravamento, continua a correre sui binari di un treno impazzito che punta dritto verso scenari catastrofici. E che, se non potrà essere fermato, dovremo cercare almeno di rallentare, per riportare il pianeta a condizioni di stabilità accettabili che permettano alla nostra specie di continuare a viverci.
Gli esperti dell’IPCC (il Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici) nei propri rapporti individuano due possibili scenari:
- quello accettabile, che prevede non più di 2 °C di innalzamento al 2100, realizzabile attraverso la riduzione delle emissioni, la messa in pratica di un’economia sostenibile e la riduzione dei consumi
- uno scenario catastrofico a +5 °C, che si verificherà se continueremo sulla china del business as usual, con una crescita demografica fuori controllo e il superamento dei limiti ambientali.
L’Italia è particolarmente vulnerabile
L’innalzamento del livello dei mari, che nell’ipotesi migliore tra cento anni sarà di mezzo metro, e in quello peggiore di oltre un metro, interesserà moltissime comunità che vivono lungo le nostre coste e che saranno costrette a spostarsi. E la crisi climatica, lungo lo stivale, sarà anche più severa rispetto ad altri Paesi con un innalzamento delle temperature estive che si ipotizza possa anche essere di 8 gradi in più di quelli attuali.
Insomma, c’è bisogno davvero di un cambio di rotta, di un’assunzione di responsabilità da parte di tutta la società, applicando la green economy anche nella vita di tutti i giorni. Dall’uso dell’energia nelle nostre case ai trasporti, dalla scelta del cibo ai consumi.
Nascondere il problema sotto il tappeto non ci salverà.
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