Abbiamo rivisto in questi giorni in TV il bel film Interstellar, che ci ha fatto sognare di viaggi in galassie lontane… Nella realtà, di galassie lontanissime e ancora sconosciute ce ne sono tante, nascoste dietro la polvere interstellare.
Lo svela un team di ricerca internazionale, che in Italia coinvolge cosmologi della Scuola Normale Superiore di Pisa e della Sapienza Università di Roma, che spiegano: «L’attuale censimento della formazione e della crescita delle galassie dopo il Big Bang è ancora incompleto».
L’universo primordiale è molto più ricco di quanto sembri. La polvere interstellare potrebbe celare intere popolazioni di galassie finora sconosciute.

Utilizzando i dati di ALMA, un potentissimo radiointerferometro nel deserto di Atacama, in Cile, il dottor Yoshinobu Fudamoto, della Waseda University in Giappone, ha notato una forte presenza di polvere e carbonio ionizzato da zone dello spazio che precedentemente si ritenevano vuote.
In un articolo pubblicato su Nature i ricercatori svelano: le emissioni inspiegabili appartengono a due galassie precedentemente sconosciute, non visibili nelle lunghezze d’onda dell’ultravioletto in quanto completamente oscurate dalla polvere cosmica.
Galassie nascoste
Le due nuove galassie, battezzate REBELS-12-2 e REBELS-29-2, si sono formate più di 13 miliardi di anni fa e la presenza di questi due oggetti potrebbe essere solo la punta dell’iceberg dell’esistenza di una popolazione di galassie precedentemente sconosciuta agli astronomi.
«La scoperta ci suggerisce che l’attuale censimento della formazione delle prime galassie è molto probabilmente incompleto e richiederà indagini più profonde – spiega Andrea Ferrara –. Le nuove strumentazioni, come il telescopio spaziale James Webb Space Telescope (JWST) che presto sarà lanciato in orbita e che interagirà fortemente con ALMA, ritengo che porteranno a significativi progressi in questo campo nei prossimi anni».
Il programma REBELS (Reionization-Era Bright Emission Line Survey) ha l’obiettivo di osservare l’origine dell’Universo, miliardi di anni fa. Studiare questo mondo primordiale è una delle ultime frontiere dell’astronomia, essenziale per la costruzione accurata e coerente di modelli di astrofisica e per la comprensione di come evolve l’Universo.
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