A un’occhiata superficiale non è facile individuare il protagonista della foto di apertura, anche se si tratta di un primo piano. Ma, a guardare con attenzione, si nota che quello che sembra una corteccia striata di licheni sono in realtà il capo e le zampe anteriori di un geco Uroplatus del Madagascar, uno dei rettili che hanno fatto dell’arte di nascondersi il proprio stile di vita. Di giorno questi sauri si appiattiscono sui rami, ma con il calare delle tenebre abbandonano la posizione ed entrano in attività per andare a caccia di grilli, cavallette, ragni e scarafaggi.
La loro strabiliante somiglianza ai tronchi sui quali si nascondono, tuttavia, si deve alla necessità di sfuggire a uccelli predatori che cacciano in quelle foreste, e non a quella di passare inosservati agli insetti di cui si nutrono.
Non attirare l’attenzione: è questa la necessità che ha portato alcuni animali a evolvere gli straordinari camuffamenti protagonisti di questo articolo. Non basta imitare il colore di un substrato: per trarre in inganno predatori con una vista sofisticata, come gli uccelli e alcuni mammiferi, rettili e anfibi, serve molto di più.

Il suolo umido della foresta amazzonica è una distesa di foglie morte grandi e piccole, rivestite dalle sottili trame dei licheni, consumate da funghi e batteri. Un mondo pieno di nascondigli che diventa il terreno di caccia ideale della rana Ceratophrys cornuta. Seminascosta nella lettiera, lascia emergere solo la testa, con gli occhi in posizione sopraelevata, pronta a scattare su un grande insetto o un’altra rana che passa nelle vicinanze. © F. Tomasinelli
Bisogna modificare le proprie forme, per riprodurre parti dello sfondo o di oggetti inanimati di modesto interesse. Il geco citato prima è impressionante, ma ci sono insetti capaci di fare meglio, che imitano con il loro corpo foglie, rametti, sassolini, fiori, muschi e, addirittura, escrementi di altri animali.
A volte si osservano anche livree percorse da linee geometriche o disegni irregolari. Può sembrare una scelta insensata, ma in realtà si tratta di “colorazioni disruptive”, fatte per spezzare la sagoma dell’animale con segmenti netti e precisi che lo rendono meno riconoscibile.
Anche l’occhio va nascosto, perché è uno degli organi che attira maggiormente l’attenzione. In molte specie una linea scura lo attraversa per nascondere l’elemento circolare della pupilla che può tradire il soggetto nascosto. Questi adattamenti risultano molto più efficaci in caso di assoluta immobilità perché molti predatori, come le mantidi religiose, le rane o le lucertole, non sono in grado di individuare la propria vittima se questa non si muove. E anche per un uccello è molto più semplice rilevare un soggetto che si muove, anche se molto lentamente.
(continua…)
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