Si chiama Fashion Act (per esteso Fashion Sustainability and Social Accountability Act) e può cambiare il futuro del settore moda. Tale documento, in queste settimane al vaglio della commissione legislativa dello Stato di New York, negli Usa, se verrà approvato e convertito in legge imporrà alle aziende del comparto di mappare almeno il 50% della loro catena di fornitura, identificando gli impatti in termini di emissioni di gas serra, consumo idrico e uso di sostanze chimiche.
Non solo: le imprese dovranno fissare precisi target di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni, comunicare quantità e tipologia dei materiali prodotti dai loro fornitori e la percentuale di materiali riciclati. Dal punto di vista sociale, il Fashion Act richiederà, inoltre, di rendere note le retribuzioni dei lavoratori, assicurando che siano almeno adeguate rispetto al salario di sussistenza. Chi non rispetterà questi requisiti rischierà multe fino al 2% dei ricavi annuali.
Un esempio per il mondo intero
Certo, si tratta di una normativa emanata dallo stato di New York, ma il fatto che si applichi a tutte le aziende di moda che hanno un fatturato globale superiore ai 100 milioni di dollari con una sede entro i suoi confini – oppure che fanno affari lì – fa sì che riguardi praticamente qualsiasi brand del settore, dal lusso al fast fashion.
Come spiega Francesca Rulli, ideatrice di 4sustainability, sistema e marchio che attesta la sostenibilità delle filiere del fashion & luxury: «Questa legge andrà a intrecciarsi con la direttiva europea sulla “due diligence”, cioè sul dovere di vigilanza delle imprese sulle questioni ambientali, sociali e di governance. Le imprese – e qui sta la rivoluzione – saranno ritenute responsabili non solo di ciò che fanno in prima persona, ma anche di ciò che succede lungo tutta la loro catena del valore».
Il 23 febbraio scorso la Commissione europea ha presentato una proposta che andrà sottoposta al voto del Parlamento europeo e del Consiglio e che, una volta approvata, dovrà essere recepita entro due anni dagli Stati membri. Riguarderà in prima battuta le imprese europee che hanno più di 500 dipendenti e 150 milioni di euro di fatturato; dopo due anni si allargherà anche alle società con più di 250 dipendenti e 40 milioni di ricavi.
Il ruolo delle “avacollection”
Restando in tema di sostenibilità del sistema moda, per ridurre sprechi e consumi alcuni brand e stilisti si stanno affidando alle “avacollection”, vere e proprie collezioni virtuali indossate da modelli avatar che sfilano sulle passerelle del metaverso.
L’obiettivo di quest’iniziativa consiste nella realizzazione di pezzi digitali unici, riducendo sprechi e consumi sia in fase di produzione, sia di acquisto da parte dei singoli consumatori. Che hanno l’opportunità di scegliere e comprare interamente da remoto vestiti e accessori coerenti con le proprie misure fisiche. Un approccio del tutto innovativo e un’ulteriore conferma dell’evoluzione green della fashion industry.
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