Che l’ecosistema marino sia in grave pericolo non è purtroppo una novità. Una delle principali minacce è la cosiddetta acidificazione degli oceani, dovuta al fatto che questi assorbono gran parte dell’anidride carbonica rilasciata nell’atmosfera e il loro pH si continua costantemente ad abbassare: se questo trend non s’invertirà entro i prossimi 50 anni, ci saranno effetti irreversibili per l’uomo e la scomparsa di diverse specie marine.
È già sotto gli occhi di tutti lo sbiancamento della Grande Barriera Corallina in Australia e anche le conchiglie sono una meraviglia della natura che rischiamo di perdere. Nate come stratagemma sviluppato da alcuni animali per difendersi dai predatori, con il passare delle ere le conchiglie hanno svolto ruoli ecologici molto più ampi e complessi. Tanto che esiste un ramo della zoologia chiamato malacologia e attualmente si stima che sul Pianeta siano presenti 20mila specie di bivalvi, tra i 40 e 100mila gasteropodi e molti altri molluschi.
L’acidificazione degli oceani minaccia le conchiglie
La loro sopravvivenza è seriamente minacciata dal progressivo aumento di CO2 nell’atmosfera, di cui una quantità significativa, circa il 25-30%, viene assorbita dai mari. Alcuni studi pubblicati su Nature illustrano come il pH del Mar Mediterraneo si stia abbassando di circa 0.0044 punti all’anno: se questo trend fosse confermato, in 50 anni assisteremmo a una diminuzione del pH di 0.2 punti scendendo dall’attuale 8.1 ad un ipotetico 7.9.
Una variazione che appare minima, ma che porterebbe conseguenze drammatiche per tutto l’ecosistema marino. Come spiega Stefano Pedone, Project Officer per SEAstainable all’interno di Worldrise Onlus: «L’anidride carbonica rilascia in mare ioni di idrogeno, causando un grave disequilibrio chimico: gli ioni di idrogeno richiamano, infatti, gli ioni di carbonato che sono fondamentali sia per i crostacei per costruirsi il carapace, sia per tutti gli organismi costruttori di conchiglie e sia per le sclerattinie, ovvero i coralli dallo scheletro calcareo».
Una maggiore difficoltà a reperire gli ioni di carbonato nell’acqua marina significa avere carapaci più deboli e conchiglie più sottili ed essere quindi più vulnerabili ai predatori marini o ai fenomeni meteorologici violenti e, a medio-lungo termine, rischiare l’estinzione. Una situazione difficile che non riguarda però soltanto conchiglie e coralli, ma l’intero ecosistema marino: con un pH a 7.9 anche la sopravvivenza del plankton sarebbe messa a rischio, innescando una reazione a catena, dato che verrebbe a mancare una delle principali fonti di nutrizione per le balene e i salmoni.
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