I droni sono veicoli aerei senza equipaggio (unmanned aerial vehicle – UAV); in poche parole, aerei senza pilota a bordo. Li conosciamo tutti, dal momento che una vera e propria tendenza si è pian piano affermata in tutto il mondo e, di conseguenza, oggigiorno un gran numero di Youtuber li impiegano per riprendere scenari mozzafiato.
I droni ci mostrano cosa significhi veramente possedere una visione dall’alto di uno specifico territorio e delle attività che si svolgono al suo interno.
La comunità legata al mondo del tracking e specialmente coloro che prestano servizio per Polizia di frontiera e nell’antibracconaggio (mi riferirisco soprattutto ad ampie zone di savana in Africa), non è rimasta indifferente all’arrivo di tali potenziali nemici; i droni, infatti, rappresentano, tout court, una vera sfida per i cultori dell’antica arte di leggere, interpretare e seguire tracce.
In effetti, poiché la tecnologia diventa molto più sofisticata, la domanda è del tutto legittima: i droni possono sostituire i tracker in tutti i loro compiti e attività?
I vantaggi dei droni
Sostituire un’arte primordiale ricorrendo a dispositivi meccanizzati e iper-intelligenti può suonare come una proposta allettante, in termini di:
- efficienza
- risparmio di denaro
- essere al passo con i tempi
Infatti, l’utilizzo di un solo drone può avere diversi vantaggi:
- risparmiare tempo
- impiegare altre squadre nelle operazioni sul campo in corso
- ottenere una vista aerea (e quindi più ampia)
e questi vantaggi possono essere ottenuti in contemporanea.
Inoltre, addestrare un pilota per i droni invece di investire una maggiore quantità di denaro nell’addestramento di un intero team di tracking è estremamente interessante. Questo almeno in termini economici!
Certamente i droni funzionano davvero bene in aree desertiche, offrendo una buona prospettiva visiva. Ma cosa accadrebbe se fossero impiegati in zone parzialmente o, al contrario, completamente coperte da foreste?
Il sospetto/scomparso potrebbe facilmente fuggire dalla sorveglianza dei droni, approfittando di alberi, ombre, pendii e così via.
Parlando dal punto di vista della conservazione della fauna selvatica, in qualità di Ranger per Conservation Rangers Operations Worldwide, posso affermare senza esitazione che i droni – in tutta la gamma esistente sul mercato – sono totalmente inutili nella giungla: la vegetazione impenetrabile fornisce, infatti, una copertura abbastanza completa per qualsiasi tipo di operazione illegale, in particolare il bracconaggio.
Inoltre, la popolazione locale, e anche i bracconieri, tendono a sparare a qualsiasi drone rilevato per ricavare un reddito dalla vendita delle distinte componenti.
Allo stesso modo, possiamo applicare questo ragionamento al comportamento animale. Fortunatamente non tutti hanno ancora familiarità con la tecnologia: la presenza dei droni, largamente impiegati dai biologi per raggiungere gli animali nelle zone più remote, produce l’effetto opposto, facendoli fuggire via, spaventati dalla minaccia sconosciuta che vedono o percepiscono.
Alcuni anni fa, un video toccante di un cucciolo d’orso che stava tentando di riunirsi con mamma orsa mentre scalava una montagna ha ricevuto un’enorme attenzione su Youtube.
Se avete la possibilità di guardare il video, noterete immediatamente che il comportamento di mamma orsa è del tutto ragionevole, ma l’effetto dei droni che di continuo le si avvicinano finisce per essere addirittura dannoso.
Oltre a ciò, i droni non solo mettono in allerta le specie animali, ma anche eventuali malintenzionati che hanno così la possibilità di eludere la sorveglianza.
In che cosa un tracker è superiore a un drone?
I tracker possono andare ovunque, raggiungendo anche le aree remote. Possono fare affidamento sulla loro formazione e sulla loro esperienza per capire se è stata impiegata una tecnica di inganno e possono datare le tracce in base alla loro esperienza. I droni sono solo “occhi nel cielo”.
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