Nella precedente parte dell’articolo abbiamo visto come il legame tra paleontologia e arti figurative esista praticamente da sempre. Nel 1900 l’editoria continuerà ad avere un ruolo fondamentale nel diffondere la paleoarte, ma è con l’avvento del cinema che si assisterà a una diffusione di massa senza precedenti della paleontologia, con i dinosauri eletti a icone della preistoria.
di Dawid Adam Iurino e Flavia Strani
I film del visionario Willis O’Brien The Dinosaur and the Missing Link: A Prehistoric Tragedy del 1915, The Ghost of Slumber Mountain del 1918 e il più famoso The Lost World del 1925, furono i primi a proporre sul grande schermo dei dinosauri animati in stop motion, ispirati peraltro alle tavole di Charles R. Knight uno dei più influenti illustratori naturalistici dell’epoca e riconosciuto come uno dei padri fondatori della paleoarte moderna. L’accoglienza del pubblico fu tale che negli anni successivi al 1925 innumerevoli pellicole con creature preistoriche invasero il mercato e le immagini di quegli animali in movimento divennero così popolari da influenzare nel corso del tempo il nostro immaginario di preistoria.
La dimostrazione che un secolo di cine-paleontologia non ha smesso di entusiasmare gli spettatori è data dalla recente uscita dell’ennesimo capitolo di Jurassic World e della docuserie Prehistoric Planet narrata dal celebre documentarista Sir. David Attenborough.
Scienza e comunicazione
La paleontologia e la paleoarte sono quindi sorelle gemelle, in cui una esprime visivamente quella che l’atra documenta scientificamente. In ambito mediatico e nella comunicazione delle scienze, la paleoarte gioca un ruolo fondamentale nell’avvicinare le persone e i giovani in particolare alla paleontologia e alle Scienze della Terra.
Per esigenze di copione o di mercato, il cinema e più in generale i media d’intrattenimento hanno però proposto sempre più spesso un’idea distorta della preistoria e del tempo profondo, facendo passare l’immagine di una natura ostile in cui uomini e dinosauri coesistono combattendosi a vicenda. A partire dagli anni 2000, si è assistito per fortuna a un graduale cambiamento nelle grandi produzioni documentaristiche, le quali a differenza del cinema, hanno posto una crescente attenzione nelle rappresentazioni scientificamente aggiornate della vita del passato. Questo lento ma progressivo cambiamento di “visione”, rappresenta forse la risposta all’esagerata commercializzazione e semplificazione di alcuni dei più iconici animali estinti, la cui diffusione su grande scala rischia di creare confusione nelle persone e di interferire con la divulgazione scientifica.
Attraverso le loro opere i paleoartisti ci consentono quindi di esplorare il passato e di vedere quello che altrimenti potremmo solo immaginare. In un paragone un po’ azzardato si potrebbe dire che, se per lo sbarco in Normandia abbiamo le foto di Robert Capa allora per il Cretaceo abbiamo le tavole di Charles R. Knight, Rudolph Zallinger, Zdeněk Burian e tanti altri.
Ogni opera realizzata da questi grandi illustratori e paleoartisti ci proietta in luoghi inaccessibili, tra creature di ogni forma e dimensione, marine e terrestri, offrendo all’osservatore una rara opportunità di compiere un vero e proprio viaggio nel tempo.
Oggi le ricostruzioni, siano esse pittoriche o in grafica 3D, sono realizzate seguendo tecniche forensi di ricostruzione delle parti anatomiche mancanti come organi, muscoli e rivestimenti esterni. I paleoartisti professionisti lavorano a stretto contatto con i paleontologi e propongono con le loro rappresentazioni una sintesi aggiornata di quelli che potevano essere l’aspetto e l’ecologia degli organismi fossili.
Negli ultimi anni le tecnologie digitali hanno dato nuova linfa al settore rendendolo ancora più popolare tra le fasce giovani delle comunità online di artisti e appassionati di paleontologia. Recentemente la Società Paleontologica Italiana ha lanciato un’iniziativa per promuovere la paleoarte in Italia con la mostra virtuale “Le Meraviglie della Paleontologia”, presentata nel 2021 in occasione del congresso annuale (Paleondays) avvenuto a Bologna. La mostra ha portato alla realizzazione di un catalogo stampato presentato pochi giorni fa in occasione dei Paleodays 2022 di Asti, a testimonianza di come il lavoro sinergico di accademici e paleoartisti possa condurre a risultati concreti nella promozione delle Scienze della Terra e di nuovi talenti.
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