Quando Linneo classificò le specie con il Systema Naturae aveva identificato un problema che non è ancora stato completamente risolto: trovare per ciascuna di esse un nome comune riconosciuto in tutto il mondo.
Se è vero che ogni essere vivente è identificato con due parole in latino (il sistema binomiale che identifica il Genere e la specie) è altrettanto vero che, per quanto riguarda i nomi comuni la realtà è “paese che vai nome diverso che trovi”, parafrasando un celebre detto.
Non bisogna nemmeno cambiare nazione perché i dialetti italiani propongono centinaia di nomi diversi in base a paesi e province, e su scala mondiale il problema non è molto diverso. Anzi si accentua.
Abbattere le barriere linguistiche
I ricercatori dell’Università del Queensland hanno contribuito a progettare un’App per smartphone per abbattere le barriere linguistiche tra gli scienziati.
L’App si chiama The Bird Language Diversity web App e permetterà la condivisione di informazioni vitali per migliorare la conservazione degli uccelli a rischio di estinzione in tutto il mondo.
Il professor Pablo Negret dell’Università del Queensland ha spiegato che il team di ricerca ha analizzato più di 10.000 specie di uccelli scoprendo che nell’areale di 1587 di queste sono presenti 10 o più lingue diverse.
«Le informazioni scientifiche sulle specie possono essere sparse in diverse lingue e informazioni preziose possono andare perse nella traduzione – ha affermato Negret –. Senza un’adeguata condivisione delle informazioni, ciò può compromettere l’efficacia delle misure di conservazione. Prendete per esempio il moriglione comune; è classificato come vulnerabile e la sua presenza abbraccia 108 paesi in Europa, Russia, Asia e Nord Africa, dove si parlano un totale di 75 lingue ufficiali. La sopravvivenza del moriglione, e di tante altre specie, dipende da un’efficace collaborazione e da accordi politici tra persone con background linguistici e culturali diversi».
L’auspicio è che questa app possa incentivare i ricercatori a interagire tra di loro, anche con i colleghi di regioni considerate ostiche per via della lingua. Del resto gli uccelli non fanno distinzione di lingua parlata.
Un punto di partenza per consentire a tutti di lavorare insieme per proteggere le specie minacciate.
Il coautore della ricerca, il dottor Tatsuya Amano, ha affermato che questo lavoro potrebbe estendersi anche oltre al mondo degli uccelli. Afferma Amano: «Qualsiasi specie, che si tratti di mammiferi, anfibi o piante, con una presenza su più paesi sarà influenzata dalle barriere linguistiche; lo stesso vale per le specie che migrano attraverso diversi paesi, come quelle marine e le farfalle». «L’entità dell’impatto di una scarsa comunicazione su una questione così importante è evidente – spiega Amano – ed è il motivo per cui stiamo lavorando duramente per migliorare la comunicazione scientifica tra le lingue».
Secondo Amano negli ultimi anni sono stati compiuti passi positivi per abbassare la barriera linguistica e facilitare una migliore comunicazione scientifica, ma c’è ancora da fare.
Un’App poliglotta potrà cambiare il futuro della fauna del Pianeta. È un primo passo.
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