I nubifragi in diverse regioni italiane, violenti e dannosi, non sono affatto sufficienti per riparare i danni di una siccità di portata secolare, anzi sono essi stessi conseguenza dei cambiamenti climatici che rendono l’acqua una risorsa preziosa da proteggere, conservare e non sprecare.
Lo conferma Michele Brunetti, presidente dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr): nei primi sette mesi del 2022, infatti, la temperatura media in Italia ha superato di 0,98 gradi centigradi quella del periodo 1991-2020 e le precipitazioni cumulate sono calate del 46% sempre rispetto allo stesso periodo di confronto.
Invertire il trend di consumo dell’acqua
Diventa prioritario gestire in modo più ragionato ed efficiente la risorsa acqua, invertendo quel trend che ha visto aumentare di sei volte l’uso globale di acqua dolce nell’ultimo secolo.
In questo processo è coinvolto anche il settore tessile, che da solo consuma 93 miliardi di metri cubi di acqua all’anno (fonte: Ellen MacArthur Foundation, “A new textiles economy. Redesigning fashion’s future”).
Negli ultimi anni le aziende si stanno focalizzando sulla ricerca di soluzioni per ridurre il fabbisogno idrico a parità di performance, come solventi alternativi, macchinari più efficienti o sofisticati processi di filtraggio.
Il contributo attivo dei consumatori
Esistono diversi stratagemmi per ridurre l’impronta idrica legata agli abiti che si indossano.
Francesca Rulli, Ceo della società di servizi Process Factory, ideatrice di 4sustainability®, il sistema e marchio che misura l’impatto ambientale e sociale delle filiere del fashion & luxury e autrice del libro Fashionisti consapevoli. Vademecum della moda sostenibile (Flaccovio editore), ne propone dieci:
- Quando si fa il bucato a mano, raccogliere l’acqua nella bacinella lasciando aperto il rubinetto il minimo indispensabile.
- Quando si acquista una nuova lavatrice, controllare anche il consumo idrico annuo stimato: è indicato nell’etichetta energetica.
- Lavare il bucato a basse temperature: i detersivi e i macchinari più moderni garantiscono ottimi risultati anche a 30 o 40 gradi.
- Usare il tappo del detersivo come dosatore, limitandosi alla quantità consigliata nella confezione: il detersivo in aggiunta non serve per pulire meglio, perché viene letteralmente sprecato.
- Avviare la lavatrice soltanto a pieno carico; oppure, se i panni sono pochi, optare per il programma “mezzo carico”.
- Prendere in considerazione il lavaggio a secco per alcune tipologie di capi, come cravatte, completi maschili e cappotti.
- Mettere in lavatrice i capi solo quando sono effettivamente sporchi: secondo uno dei maggiori brand globali di denim, un paio di jeans può essere indossato almeno dieci volte prima di essere lavato.
- Tra le fibre sintetiche, prediligere la viscosa al poliestere: stando al Water Footprint Institute, infatti, la sua impronta idrica è inferiore.
- Quando si compra un capo di cotone, verificare che sia biologico (cercando l’etichetta GOTS o OCS) o riciclato (etichette GRS o RCS). Le coltivazioni convenzionali infatti vengono irrigate in modo massiccio per mantenere la produttività, oltre a fare uso notevole di pesticidi.
- Tenersi alla larga dall’usa e getta e allungare il più possibile la vita utile dei vestiti, riparandoli se si rovinano oppure rivendendoli quando sono abbandonati nell’armadio da troppo tempo.
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