Come è ormai conoscenza diffusa, gli oceani svolgono un ruolo essenziale per l’equilibrio del Pianeta. Ma forse non tutti sanno che molte delle loro funzioni chiave sono regolate da specie microbiche invisibili all’occhio umano, la cui biomassa, che si stima sia quattro volte maggiore a quella di tutti gli insetti della Terra, produce ossigeno in quantità quasi pari a quella delle piante terrestri, sequestra carbonio dall’atmosfera e rappresenta la risorsa fondamentale nelle catene alimentari marine.
Per studiare la distribuzione di questi microrganismi marini, di cui ancora non si conosce con precisione di quali o quante specie siano composte le comunità, né quali siano le relazioni specifiche tra loro, la storica goletta Tara nel 2020 ha spiegato le vele alla volta dell’Oceano Atlantico per raccogliere campioni d’acqua in corrispondenza di specifiche stazioni di campionamento individuate ad hoc. Alla fine di ottobre, a quasi due anni dalla partenza, farà ritorno al porto di Lorient, in Bretagna, con alle spalle più di 70.000 km di viaggio attraverso l’oceano Atlantico e poi lungo le coste del Sud America, dell’Antartide, dell’Africa e dell’Europa.
Per l’ultimo tratto si è imbarcato, assieme ad altri ricercatori del progetto internazionale AtlantECO, Daniele De Angelis, del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza Università di Roma. Scopo della sua presenza a bordo è l’applicazione, nell’ambito della missione Microbiomes, di modelli statistici avanzati allo studio della distribuzione geografica dei microrganismi a scala regionale e globale, in relazione a fattori ambientali e climatici. La sua ricerca è inoltre rivolta allo sviluppo di indici sintetici che permettano di individuare le aree dell’oceano caratterizzate da maggiori livelli di biodiversità microbica. Con l’obiettivo finale di comprendere la struttura e la funzione delle comunità microbiche in relazione alle minacce del cambiamento climatico e dell’inquinamento da microplastiche, per poi tracciare linee guida per la gestione e salvaguardia dell’oceano Atlantico.
Il progetto AtlantECO, che è finanziato dall’Unione Europea e si avvale della collaborazione tra fisici, oceanologi, climatologi, biologi molecolari, ecologi ed economisti, coinvolge 42 istituti di ricerca e università in tutto il mondo, tra cui, oltre a la Sapienza, la Stazione zoologica di Napoli “Anton Dohrn”, il Politecnico federale di Zurigo, l’Università federale di San Carlo, in Brasile, e l’Università di Città del Capo, in Sud Africa.
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