Il cimurro canino (canine distemper virus – CDV) è una malattia virale contagiosa che colpisce i cani e alcune specie di animali selvatici – come procioni, lupi, volpi e puzzole – per la quale non si conoscono cure.
Il cimurro canino è un parente del virus del morbillo, che colpisce l’uomo, del virus della peste bovina, che colpisce il bestiame e del virus Phocine che causa il cimurro di foca.
Una ricerca dell’Università di Oxford, realizzata in collaborazione con il Parco Nazionale di Yellowstone e l’Istituto di ricerca Penn State, pubblicata sulla rivista Science, potrebbe aver finalmente risolto il motivo per cui i lupi cambiano colore nel continente nordamericano, collegando il fenomeno al diffondersi delle epidemie di cimurro canino.

Un lupo grigio. © Gunner Ries Amphibol/CC BY-SA 3.0
A sud i lupi sono più neri
Parte dal Canada artico e scendendo a sud lungo le Montagne Rocciose, più si va a sud e più prevalgono i lupi con il mantello nero. A lungo gli scienziati si sono interrogati sulle cause di questo fenomeno.
Il professor Tim Coulson, del Dipartimento di Biologia dell’Università di Oxford, che ha guidato il lavoro, spiega: «Nella maggior parte del mondo i lupi neri sono assenti o molto rari, ma in Nord America sono comuni in alcune aree e assenti in altre. Ora abbiamo una spiegazione basata su indagini sui lupi in tutto il Nord America e sui dati straordinari raccolti dai coautori che lavorano a Yellowstone».
Un gene ancestrale determina il colore dei lupi
Il colore del mantello nei lupi (Canis lupus) è determinato da un gene, la cui versione ancestrale codifica un mantello grigio.
Una mutazione genetica insorta nei cani domestici e poi incrociata nei lupi , genera invece un colore di mantello nero.
I ricercatori hanno ipotizzato che questo gene svolga un ruolo di protezione contro le malattie respiratorie come il virus del cimurro canino. Questo perché la regione del DNA che contiene il gene del mantello nero codifica anche una proteina che difende dalle infezioni nei polmoni dei mammiferi. I ricercatori ipotizzano, quindi, che la presenza di un mantello nero indicherebbe una maggiore capacità dei lupi di sopravvivere a un’infezione da CDV.

Un lupo nella neve di Yellowstone. © Dan Stahler/Public Domain Mark 1.0
20 anni di dati sui lupi di Yellowstone
Per verificare questa idea, i ricercatori hanno analizzato oltre 20 anni di dati relativi alla popolazione di lupi del Parco Nazionale di Yellowstone. Hanno scoperto che i lupi neri hanno maggiori probabilità di sopravvivere ai focolai di CDV rispetto ai lupi grigi.
Applicando un semplice modello matematico, i risultati sono coerenti con la teoria che le epidemie di CDV in Nord America facciano emergere una maggiore distribuzione dei lupi neri, perché il gene del mantello nero fornisce anche una protezione contro il virus.
Peter Hudson, professore di biologia del Penn State, commenta: «È affascinante scoprire che il gene per la protezione contro il CDV provenga dai cani domestici portati dai primi uomini che entrarono in Nord America e che il virus della malattia del CDV sia emerso in Nord America molte migliaia di anni dopo, ancora una volta portato dai cani».
La relazione tra colore e malattie
I ricercatori ipotizzano che altre specie possano seguire uno schema simile a quello dei lupi. Molti insetti, anfibi, uccelli e mammiferi non umani presentano associazioni tra colore e resistenza alle malattie. È possibile che la presenza di epidemie sia un fattore che influenza la scelta del colore del compagno per avere una maggiore probabilità di sopravvivenza della prole.
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