PescAgri, l’associazione dei pescatori Italiani, promossa da Cia-Agricoltori Italiani, chiede di aumentare l’autosufficienza alimentare, utilizzando meglio i fondi Ue per sviluppare l’allevamento ittico sostenibile e renderlo competitivo, così da ridurre le importazioni di pesce dall’estero che oggi soddisfano l’80% della domanda dei consumatori italiani.
Il settore dell’acquacoltura muove un giro d’affari di 510 milioni di Euro e coinvolge 900 aziende su tutto il territorio nazionale.
Usare meglio i fondi europei per l’agricoltura del mare
Il comparto è sempre in crescita, con una produzione di circa 165mila tonnellate di trenta specie diverse di pesce. Secondo il presidente Cia, Cristiano Fini: «C’è bisogno di incentivi agli investimenti per produrre di più utilizzando al meglio i fondi del Feampa (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca) per il comparto nazionale, colpito dai rincari dei costi energetici, ma strategicamente rilevante per il settore primario».
Gli allevamenti ittici, sia in acqua salata, sia dolce, vengono definiti “l’agricoltura del mare” e producono pesci, molluschi e crostacei. Gli impianti di acquacoltura possono essere realizzati in mare, nei fiumi, nei laghi o nelle lagune.
«Data la crescente domanda e il sovrasfruttamento degli stock ittici, l’acquacoltura non può più essere considerata secondaria alle attività di cattura» dichiara la presidente di PescAgri, Rosa Castagna.
Il progetto “PescAgri che vogliamo!”
L’itticoltura contribuisce alla conservazione delle risorse biologiche acquatiche, contribuendo alla sicurezza alimentare europea e consentendo una blue economy sostenibile nelle aree costiere, insulari e interne.
In quest’ottica ha preso il via il progetto “PescAgri che vogliamo!”, che punta alla formazione professionale degli operatori del settore della pesca e gli imprenditori ittici, traghettando il comparto verso gli obiettivi europei di transizione ecologica grazie all’innovazione tecnologica.
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