L’avvelenamento da rodenticidi è la minaccia più preoccupante per la conservazione dei rapaci ed è in grado di produrre effetti devastanti.
I rodenticidi anticoagulanti di seconda generazione (SGAR) sono ampiamente utilizzati per controllare i roditori in tutto il mondo. Tuttavia, la contaminazione da SGAR è rilevabile in molte specie alle quali questi veleni non sarebbero destinati, in particolare mammiferi carnivori e rapaci che cacciano o si nutrono di roditori avvelenati.
Una ricerca uscita in questi giorni, pubblicata sulla rivista Environmental Pollution, è incentrata sull’avvelenamento con i rodenticidi di seconda generazione di una specie molto comune anche in Italia, lo sparviere (Accipiter nisus).
La ricerca è molto interessante perché riguarda un rapace considerato, a tutti gli effetti, ornitofago, ovvero specializzato nella cattura degli uccelli e molto meno dei roditori.
Per questo motivo si presumeva che si potessero rinvenire poche tracce di questi veleni per topi, ma la realtà è stata ben diversa e preoccupante.
Analizzando i fegati di 259 sparvieri eurasiatici nelle regioni della Gran Bretagna tra il 1995 e il 2015, gli SGAR, prevalentemente difenacoum, sono stati rilevati nell’81% degli uccelli, con concentrazioni più elevate nei maschi e negli adulti.
Le concentrazioni di SGAR negli sparvieri erano più basse in Scozia e più elevate o in aumento in altre regioni della Gran Bretagna, in relazione alla vocazione più agricola di alcuni comprensori e maggiormente soggetti all’uso di veleni per topi.
Questi risultati impressionanti mostrano quanto sia seria questa silente minaccia che può realmente determinare il declino della popolazione di sparvieri eurasiatici in Gran Bretagna.
Purtroppo, si registra una significativa tendenza verso la proliferazione di questi fenomeni di avvelenamento che anche in alcune specie di rapaci notturni, specializzati in catture di micromammiferi, si sta rivelando una delle principali cause di morte, come dimostrano molti studi condotti nei Paesi Bassi e in Germania.
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