Anche per gli uccelli, che rimane la classe di vertebrati per la quale si dispongono di più informazioni, la situazione delle specie nidificanti (per le quali è stato pubblicato di recente l’Atlante nazionale) è contraddistinta da un aumento di specie nelle categorie più a rischio (CR e EN), rispetto all’indagine del 2013.
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In totale, il 3,9% delle specie di uccelli valutate è stato classificato “In pericolo critico” (CR) contro il 2,8% del 2012-13, il 9,3% in “Pericolo” (EN) contro il 9,1%, e l’14,4% “Vulnerabile” (VU), contro il 18,3%.
Le notizie non sono però tutte negative. Tra quelle positive vi sono, per esempio, due delle specie di rapaci che erano state classificate CR, quali aquila di Bonelli e grifone, con la prima che, benché ancora minacciata, è stata declassata a EN, mentre la seconda viene oggi classificata addirittura come NT, grazie a un evidente miglioramento del loro status di conservazione.
Ben diversa è invece la situazione di appartenenza nella categoria di minaccia più significativa (CR) che riguarda il falco pescatore, una specie che solo recentemente ha ricolonizzato il nostro Paese grazie a un efficace programma di reintroduzione.
Il ritorno degli ungulati
Infine, i mammiferi, con 112 specie valutate. In questa classe si notano due tendenze principali. Una positiva, di espansione, relativa alla “grande fauna. Non solo gli ungulati (cervo, capriolo, daino, cinghiale, stambecco, camoscio) sono aumentati di numero negli ultimi decenni e perciò inseriti nella categoria IUCN LC, ma anche specie sino a pochi anni fa considerate minacciate, come lupo e orso.
In buona sostanza, dunque, la cosiddetta “grande fauna” terrestre continua a migliorare le sue condizioni rispetto a un secolo fa ma anche rispetto alla valutazione condotta nella precedente Lista Rossa (2013).
Diverso invece il caso della piccola fauna, con molte specie che invece vedono peggiorata la loro situazione. Tra queste molte specie di chirotteri o di piccoli roditori come il topolino delle risaie (Micromys minutus) o il sempre più raro driomio (Driomio bruzio).
A questo quadro di luci e ombre si deve aggiungere la condizione sempre più precaria dei mammiferi marini a causa del lento e continuo degrado del loro ambiente, sia nelle diminuite risorse trofiche sia nell’aumentato disturbo antropico.
Nelle acque italiane solo la stenella (Stenella coeruleoalba) e il tursiope (Tursiops truncatus) non risultano minacciate; delle altre specie di cetacei tre sono EN (Delphinus delphis, Physeter macrocephalus e Balaenoptera physalus), una NT (Ziphius cavirostris) e le restanti tre sono valutate come DD.
In conclusione, le principali minacce alla conservazione dei vertebrati italiani, che continuano nel complesso a essere in una situazione sempre più critica, sono quindi raramente riferibili a una sola specifica azione antropica: si tratta, piuttosto, di un degrado generalizzato e costante degli habitat naturali, a cui si uniscono alcune azioni dirette e indirette che danno “il colpo di grazia” (es. caccia, bracconaggio o pesca intensiva in mare). Un quadro che può essere affrontato solo con una politica ad ampio spettro su molte componenti ambientali e gestionali.
Sempre che lo si voglia davvero.
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