Continua il nostro breve percorso per riflettere sull’importanza della nostra capacità di sentire per poter giungere ad una conoscenza che non è solo tecnica o nozionistica, ma una viva conoscenza del mondo, della Vita e dell’essere umano. Compiamo un ulteriore azzardo col dire che la conoscenza proviene dal cuore. È il caso però di sottolineare che non si vuole banalizzare la questione dividendo nettamente cuore e cervello o, meglio ancora, cuore e ragione; noi siamo degli esseri completi e ciascuna parte ha un ruolo essenziale. Possiamo però notare come di recente l’uomo si sia completamente scordato di avere un cuore che palpita e pulsa ad ogni emozione, ad ogni azione onesta, ad ogni evento che realizzi un sogno, ad ogni sguardo profondo.
I nostri automatismi accoppiati con l’uso sfrenato e spesso fuorviante della tecnologia ci allontanano da tutto ciò che riguarda i sensi, profondamente detti; perciò sono sempre più distanti valori quali la sensibilità, l’empatia, la compassione e la condivisione. Effettivamente se ci privassimo del cuore noi cesseremmo di esistere: allo stesso modo se ci privassimo del cuore non inteso come organo fisico che pompa il sangue nel nostro corpo, ma inteso come sede di alcune caratteristiche fondanti l’umano, ecco che allora diventeremmo dei robot e da un certo punto di vista cesseremmo comunque di esistere, saremmo come dei corpi vuoti che vagano. Per questo Foscolo, nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis, scrive questo pensiero.
Cos’è l’uomo, se tu lo abbandoni alla sola ragione fredda, calcolatrice? scellerato, e scellerato bassamente.
Ugo Foscolo
Il poeta riflette sull’importanza del cuore pensando alla conseguenza di un abbandono passivo alla ragione; ma Foscolo aggiunge degli aggettivi precisi, poiché non stiamo parlando di una sana razionalità, di un equilibrio fra mente e cuore, bensì di una ragione fredda e calcolatrice, quella ragione che pensiamo possa prevedere tutto, anche gli imprevisti, ma che invece ci lega e ammanetta ad una situazione di immobilità, facendo precipitare l’uomo fino a farlo diventare scellerato, e scellerato bassamente.
Pur con tutte le sue lauree e i suoi masters, l’uomo sarebbe un nulla senza il cuore e di tutta una conoscenza non saprebbe che farsene, privato della capacità di sentire. Per questo risulta essenziale e di vitale importanza continuare a sentire e ascoltare il nostro cuore, poiché non tutte le conoscenze si raggiungono con un’enciclopedia o con il maggior numero di nozioni. Diverse tradizioni spirituali sottolineano come il vero sapere provenga dal cuore e il fatto meraviglioso è che non è una teoria da manuale ma dev’essere un’esperienza, sfatando tutte quelle dicerie in base alle quali i valori e i sentimenti non siano qualcosa di concreto ma etereo. Non è un caso che le grandi e nobili imprese siano compiute da coloro che hanno un cuore grande e nobile.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





