Non si può fare un discorso razionale sulla bellezza perché essa rientra nei sensi, ma è dai sensi che inizia la conoscenza ed è dalla conoscenza che inizia l’impegno. Attenzione: c’è l’estetica, ma anche l’an-estetica, che significa non sentire più. Non anestetizziamoci.
Vittorio V. Alberti, Per un nuovo umanesimo
Molto spesso si parla di bellezza e anche in questa sede spesso ne abbiamo tessuto le lodi, soprattutto quando è la Natura a farci fare esperienza di bellezza, ma occorre andare ancora oltre e comprendere da dove possa provenire la capacità di cogliere la bellezza, viverla, testimoniarla e difenderla. Il filosofo Vittorio V. Alberti ci invita ad una riflessione molto concreta, perché tutto inizia dai nostri sensi; grazie ad essi noi possiamo osservare, toccare, gustare e soprattutto sentire fino ad arrivare alla conoscenza.
Verrebbe quasi da esagerare sostenendo che sentire è conoscere! Ma il filosofo avverte: c’è l’estetica, ma anche l’an-estetica, che significa non sentire più. In questo mondo arricchito (o asfissiato) di informazioni e media, sembra non esserci spazio per questo avvertimento, tutto sembra puntare all’apparenza – che comunque non è per forza estetica – e al godimento immediato che in realtà fagocitano l’immaginazione e i sensi dell’essere umano, ma pare che la maggioranza sia appagata da tutto ciò; invece quanto sarebbe più importante diffondere certamente una sana estetica, ma anche denunciare la diffusione capillare dell’an-estetica, perché pare che l’idea di fondo di televisione, cellulari & C. sia proprio quella di estraniare l’uomo da se stesso, non solo dal mondo che lo circonda, e quindi letteralmente anestetizzare il suo cuore e la sua mente.
Sarebbe sufficiente spegnere gli schermi, grandi o piccoli che siano, per evitare una morte sensoriale. Ma non basta forse, perché una volta tolti i pericoli più diretti, occorre lavorare su di sé e acuire i nostri sensi, vivere! Esercitarci a sentire, in questo modo arriveremo alla conoscenza, ma di cosa? Certamente si potrà conoscere meglio ciò che ci circonda, ma è essenziale sentire per poter conoscere la Vita e perciò anche le potenzialità dell’essere umano, spingendosi forse a credere che da una tale conoscenza si possa giungere persino all’empatia: quale miglior base per una democrazia umana che possa evitare guerre e violenze?
La bellezza esiste, è lì da sempre, fonte inesauribile di stupore, ma occorre vederla e sentirla, la possibilità di incontrarla dipende dai nostri sensi, come se dovessimo diventare un po’ tutti poeti. È certo che le nostre abitudini sedentarie, anche a livello spirituale, non aiutano, dovremmo perciò liberarci di tante ossessioni, di tante malsane abitudini che usiamo per costruire delle gabbie e ci conducono ad una morte sensoriale.
Uniamoci, tutti insieme, all’invito che i grandi maestri, le religioni universali e molti altri gridano a gran voce e che Alberti sintetizza in questo modo: Non anestetizziamoci!
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