Un’area all’aperto con panchine, un forno, un centinaio di ciotole con resti di cibo, contenitori per la conservazione e persino un frigorifero, denominato “zeer”, termine arabo che identifica la tecnica del “vaso nel vaso” per conservare bevande e alimenti. È quanto hanno scoperto gli archeologi dell’Università di Pisa, assieme ai colleghi dell’Università della Pennsylvania, negli scavi del Lagash Archaeological Project che, alla fine del 2022, hanno riportato alla luce quello che potrebbe essere un luogo pubblico per la produzione, la distribuzione e il consumo dei pasti, una sorta di “taverna” del 2.700 a.C.
Un tesoro nascosto a soli 50 centimetri dalla superficie, che ci consegna uno spaccato di vita quotidiana di una delle più importanti città-stato della Mesopotamia: Tell al-Hiba, ovvero l’antica Lagash.
Il ritrovamento getta nuova luce sulla storia dell’alimentazione e della cucina della regione, conosciuta e approfondita finora soprattutto attraverso i testi, che tuttavia non coprono i periodi più antichi del Sumer, e rappresenta un tassello importante per ricostruire le conoscenze nel campo della produzione e distribuzione del cibo, economia alla base delle prime società complesse della storia dell’uomo.
Lagash (l’odierna Tell al-Hiba, nel sud dell’Iraq), con i suoi oltre 400 ettari di estensione, era una delle città-stato più antiche e più grandi della Mesopotamia meridionale, capitale dell’omonimo stato. Occupata a partire dal quinto millennio a.C. e in gran parte abbandonata attorno al 2.300 a.C., è stata uno dei più importanti snodi commerciali della regione, sede di un’intensa e variegata produzione artigianale.
Le prime esplorazioni archeologiche risalgono alla fine del XIX secolo, ma solo nel 1953 si è stati in grado di indentificare il sito con l’antica Lagash. La città è stata poi intensivamente investigata in cinque campagne di scavo, tra il 1968 e il 1976, parte di un progetto congiunto del Metropolitan Museum of Art e dell’Institute of Fine Arts di New York, a cui hanno fatto seguito altre due campagne, nel 1984 e nel 1990, quest’ultima interrotta dallo scoppio della prima guerra del Golfo.

Il team del Lagash Archaeological Project (LAP), composto da archeologi dell’Università di Pisa e dell’Università della Pennsylvania.
Le ricerche sono ripartite solo nel 2019, con un progetto congiunto tra l’Università della Pennsylvania e quella di Cambridge, seguite da una seconda, nel 2021, e da una terza campagna, nel 2022, con il contributo dell’Università di Pisa.
E se fino a 2019 gli scavi si erano sempre concentrati sull’architettura religiosa e sulla comprensione delle élite, con il Lagash Archaeological Project l’attenzione degli archeologi si è concentrata sulle aree non elitarie della città. La scoperta della taverna accende dunque un faro sulla vita quotidiana di un quartiere popolare sumerico, probabilmente legato ad attività artigianali di produzione ceramica.
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