Quando si parla di innovazione tecnologica, ci si riferisce per lo più al presente o comunque a periodi storici relativamente recenti. Ma il concetto può essere applicato anche a tempi antichissimi, come dimostra la scoperta fatta nel sito di Nyayanga, in Kenya occidentale, dove sono stati ritrovati esempi di industria litica olduvaiana risalenti a 2,9 milioni di anni fa.
Le analisi dei reperti – 330 oggetti litici, soprattutto percussori e schegge, e 1776 frammenti ossei, tra cui quelli di ippopotamo –, effettuate presso il Laboratorio di analisi tecnologica e funzionale dei manufatti preistorici (LTFAPA) del Dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza di Roma, hanno dimostrato che questi manufatti preistorici sono stati utilizzati da nostri antichissimi antenati per lavorare una vasta gamma di materiali e cibi, incluse piante, carne e anche midollo osseo.
Il ritrovamento, nel corso degli scavi, anche di due massicci molari appartenenti a Paranhropus, la cui linea evolutiva è connessa con quella della specie umana, fa sorgere nuovi interrogativi su quali nostri antenati abbiano prodotto e usato questi strumenti: Homo o Paranthropus?
I risultati del lavoro, pubblicati nell’articolo “Expanded geographic distribution and dietary strategies of the earliest Oldowan hominins and Paranthropus” sulla rivista Science, hanno permesso non solo la ricostruzione della paleodieta, ma anche di parte dell’ambiente geografico e dell’ecosistema degli ominidi, ricco di depositi fluviali e lacustri risalenti a oltre 6 milioni di anni fa.
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