Le nazioni indigene che vivono lungo la costa della British Columbia, in Canada, intendono creare una nuova area marina protetta (Mpa) chiamata Great Bear Sea.
Circa 10 anni fa, per salvaguardare la biodiversità animale e vegetale, veniva al mondo la Great Bear Rainforest, una foresta pluviale temperata sulla costa pacifica della Columbia britannica, un’area incontaminata dalla grandezza dell’Irlanda, ovvero di ben 6,4 milioni di ettari.
Questo posto è diverso da qualsiasi altra regione del Canada. Qui, infatti, la foresta pluviale si incontra con l’oceano aperto, ospitando alcune delle acque costiere temperate più produttive del mondo colme di biodiversità.
Definita quasi come le Galapagos del nord, viaggiando nella regione si potrebbero incontrare balenottere comuni, megattere, orche residenti e orche assassine di Biggs e persino una barriera corallina di spugne di vetro sottomarina risalente a 9000 anni fa. Abbondano anche le lontre marine, i leoni marini di Steller e della California, le otarie del nord, gli elefanti marini del nord, le foche del porto e le tartarughe liuto.
Abbondanza minacciata
Più di un secolo di pesca commerciale, navigazione, silvicoltura, sviluppo di infrastrutture e cambiamenti climatici hanno degradato gli habitat, portando a una diminuzione dell’abbondanza di molte specie.
La rete della vita in questa regione sta rischiando il tracollo perdendo l’equilibrio, colpendo la fauna selvatica e incidendo sulle comunità che dipendono da ecosistemi oceanici sani per l’occupazione, il sostentamento e il benessere.
Anche i cambiamenti climatici e gli eventi estremi come inondazioni e ondate di caldo stanno diventando più comuni e hanno un impatto sulla biodiversità marina.
Le terre intorno al Great Bear Sea supportano 32 comunità di First Nation, che hanno vissuto qui per millenni, indissolubilmente legate alla terra che le hanno gestite e da cui sono state sostenute. Oggi, molte Prime Nazioni chiedono la sua protezione.
Cosa bisogna fare per proteggerlo?
Per salvaguardare la ricca biodiversità del Great Bear Sea, bisogna creare delle aree marine protette (AMP) che comprendono habitat di importanza critica per più specie e rappresentativi dell’intera gamma di vita marina che si trova nell’area.
Al 5° Congresso Internazionale delle Aree Marine Protette (IMPAC 5), che si è tenuto a Vancouver, i leader di 15 Nazioni indigene, insieme ai delegati della Columbia Britannica e del governo federale canadese, hanno annunciato tutte le norme che serviranno per proteggere questo corridoio di oceano di 1 milione di Km2 che va dall’isola di Vancouver, al confine tra Canada e Alaska.
«Questo è uno degli ecosistemi più ricchi e fruttuosi rimasti al mondo e dovremmo esserne orgogliosi. La gestione da parte delle Nazioni indigene di queste terre e mari risale a più di 14.000 anni fa e per questo motivo anche dobbiamo prendercene cura», ha affermato Christine Smith-Martin, direttore esecutivo di Coastal First Nations.
«Abbiamo bisogno di un cambiamento di mentalità per ottenere un pianeta più sostenibile. Ciò richiede la condivisione del potere e la visione di qualcosa che non possiamo vedere di fronte a noi in questo momento», ha affermato Anche Nathan Cullen, ministro dell’acqua, della terra e della gestione delle risorse della Columbia Britannica, che percepisce l’accordo come un cambio di rotta nel guardare l’ambiente come qualcosa da difendere a tutti i costi.
Questo disegno è inglobato in un altro progetto ancora più ambizioso che ha lo scopo di proteggere, entro il 2030, il 30% delle terre e delle parti d’oceano canadesi. Istituire una rete di aree protette dà la speranza di ottenere rapidamente dei benefici. Proteggere e sostenere la natura è fondamentale anche per aiutare gli uomini, solo così le economie locali diventeranno sane e sostenibili.
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