Ogni anno l’umanità consuma miliardi di tonnellate di risorse naturali che, in un futuro non troppo lontano, si esauriranno. Ecco perché il riciclo di ciò che buttiamo via è un’opportunità per assicurare un futuro al pianeta.
Oggi 18 marzo si celebra la Giornata Mondiale del Riciclo, un’importante iniziativa per aumentare la consapevolezza dei cittadini sul cambiamento che il mondo deve intraprendere per trasformare i propri processi di produzione in un modello di economia circolare.
Il riciclo è una parte fondamentale dell’economia circolare e contribuisce a proteggere le nostre risorse naturali. Ogni anno la “settima risorsa” (i materiali riciclabili) consente di risparmiare oltre 700 milioni di tonnellate di emissioni di CO2.
Tra le risorse naturali della Terra, tendiamo a considerarne 6 come le più importanti: acqua, aria, petrolio, gas naturale, carbone e minerali. Queste risorse rappresentano il fondamento della nostra stessa esistenza.
Tuttavia, queste risorse sono limitate e si stanno rapidamente esaurendo. La soluzione è il riciclo, la “settima risorsa”, che può essere riutilizzata più volte.
L’industria del riciclo in Italia
Il nostro Paese è leader europeo del riciclo dei rifiuti e l’industria del riciclo ha conosciuto una crescita costante quantitativa e qualitativa, con oltre 25 milioni di tonnellate di materie prime seconde prodotte.
L’industria italiana del riciclo è diventata un comparto rilevante e strategico del sistema produttivo nazionale*:
- 12milioni e 287 mila tonnellate di metalli, in gran parte acciaio;
- 5 milioni e 213 mila tonnellate di carta e cartone;
- 2 milioni 287 mila tonnellate di pannelli di legno truciolare;
- 2 milioni e 229 mila tonnellate di vetro riciclato;
- un milione e 734 mila tonnellate di compost;
- 972 mila tonnellata di plastica riciclata.
(* Dati pubblicati nel rapporto “Il Riciclo in Italia 2022”, realizzato dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile)
L’ultimo numero di Natura ECOdossier – lo speciale all’interno de La Rivista della Natura dedicato a etiche, mercati, percorsi sostenibili – è focalizzato sull’industria del riciclo, di cui l’Italia è maestra. Il nostro Paese, infatti, con il 72% di rifiuti urbani e speciali-industriali riciclati all’anno, è primo in Europa. Un risultato figlio di un’evoluzione culturale avviata 25 anni fa dal Decreto di Edo Ronchi che regolò il settore dei rifiuti e diede impulso alla raccolta differenziata (acquista qui La Rivista della Natura).
Nel 1997 il Decreto Ronchi, dal nome del promulgatore, è stata la prima legge quadro italiana volta a regolamentare il settore rifiuti promuovendola raccolta differenziata, che a mano a mano si è diffusa con metodo e costanza in larga parte della penisola. Oggi ci troviamo di fronte a un nuovo bivio storico nella costruzione della circolarità dell’economia e i pareri degli esperti sono discordanti sulla strada da prendere.
L’Unione Europea a fine novembre dello scorso anno ha presentato una proposta di regolamento su imballaggi e rifiuti da imballaggio (Packaging and packaging waste regulation). Il provvedimento mira alla riduzione, alla minimizzazione, alla riciclabilità e al riutilizzo degli imballaggi. Tra le numerose linee d’intervento previste, ne ricordiamo due tra le più controverse: le aziende dovranno offrire ai consumatori una quota di prodotti in contenitori riutilizzabili o ricaricabili; sarà introdotto un deposito cauzionale obbligatorio entro il 2029. Si tratta di misure che non piacciono alle imprese italiane. «Il nuovo regolamento pone livelli di riuso così alti che non lascia via di scampo», ha detto il vicepresidente di Confindustria, Katia Da Ros. «Ciò significa che non si può fare anche riciclo e che tutto quello che abbiamo costruito in venticinque anni viene smontato».
Non tutti gli esperti, infatti, sono d’accordo che il riuso sia una soluzione capace di garantire una sostenibilità ambientale maggiore rispetto al riciclo.
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