La pesca dell’acciuga (Engraulis encrasicolus), considerata l’oro blu del Mediterraneo, ha subìto un drastico calo negli ultimi anni. Secondo i dati forniti dal Ministero delle politiche agricole, nel 2013 in Italia sono state pescate 29.664 tonnellate di acciughe, una cifra in calo del 30% rispetto a quella dell’anno precedente.
E questo non perché la richiesta dei piccoli pelagici sia diminuita, dal momento che l’acciuga resta uno dei pesci più utilizzati e apprezzati nella cucina regionale. Il crollo del pescato è da attribuire allo stato di crisi in cui versa il mar Mediterraneo, un tempo ricco di biodiversità e, oggi, al collasso.
L’allarme è stato lanciato dall’Unione Europea, che ha riferito che i dati relativi agli stock ittici del Mare Nostrum mostrano una situazione disastrosa, tanto che il 39% degli stock valutati non vengono pescati in maniera sostenibile.
Oltre ad avere impatti negativi sulle risorse marine, gli effetti collaterali della pesca eccessiva generano un circolo vizioso che si ripercuote sull’intero settore. In Sicilia, la regione italiana che maggiormente basa la propria economia sulla pesca, la crisi degli stock di acciughe ha costretto l’industria locale ad importare la materia prima dall’estero.
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