Gli oltre 190 Paesi presenti alla COP15 di Montreal sulla biodiversità hanno deciso di stanziare 30 miliardi di dollari all’anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo nella tutela della natura, per risanare gli ecosistemi degradati e per dimezzare il rischio legato ai pesticidi. È la sfida del “30×30”, ovvero 30% del pianeta protetto entro il 2030.
Il documento finale è passato nonostante una dura opposizione della Repubblica Democratica del Congo, che ospita una delle aree più vaste interessate dal piano.
L’approvazione dell’accordo è arrivata al termine di una lunga maratona notturna, che ha concluso quattro anni di difficili negoziati. La contrapposizione era tra i Paesi industrialmente più sviluppati e quelli del sud del mondo, che hanno criticato i criteri di distribuzione dei fondi.
Il commento del WWF
Il WWF Italia accoglie con favore l’impegno di arrestare l’estinzione delle specie entro il 2030, ma questo è il livello minimo di quanto è necessario fare, visti i fallimenti passati e una crisi ambientale sempre più grave.
Questo è un punto sicuramente positivo, che risponde a una delle richieste del WWF. L’organizzazione, però, non ha visto nell’esito dei negoziati la determinazione necessaria a dare una vera svolta nella crisi di natura per i prossimi sette anni, come avrebbe richiesto la drammatica situazione che la biodiversità globale sta vivendo.
Troppe azioni necessarie per rendere tale accordo trasformativo, infatti, sono state lasciate alla discrezione dei singoli Paesi.
Se non verranno adottate a livello nazionale politiche per la riduzione dell’impronta ecologica di produzione e consumo, i target dell’accordo non saranno sufficienti a raggiungere l’obiettivo lodevole di arrestare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030.
All’Italia, che vanta un patrimonio di biodiversità tra i più ricchi del continente europeo, il WWF chiede un impegno concreto in questa direzione.
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