Nel 1993 i Parchi delle Alpi Marittime e del Mercantour, nell’ambito di un Progetto internazionale di reintroduzione nelle Alpi del gipeto, avviarono una serie di rilasci di giovani avvoltoi. L’operazione andò avanti fino al 2015 con la reintroduzione di 45 esemplari (24 in Italia e 21 in Francia).
La nascita di un gipeto (Gypaetus barbatus) rappresenta un evento molto atteso in Provincia di Cuneo, perché preceduto da diversi tentativi di riproduzione non andati a buon fine per cause diverse. Il gipeto ha nidificato in alta Valle Maira, nel Comune di Acceglio.
Il 2023 è dunque l’anno della svolta, con la prima riproduzione nelle Alpi cuneesi di una specie che raggiunge la maturità sessuale soltanto tra i 5 e 7 anni.
Una specie innocua e preziosa
La presenza del gipeto sulle Alpi riveste un ruolo fondamentale nella catena alimentare dell’ecosistema alpino, trattandosi di un vero e proprio necrofago (da adulto si ciba quasi esclusivamente di ossa, mentre i giovani al nido vengono alimentati con pezzi di carcasse e placente). Una specie innocua e particolarmente preziosa, come si capisce dal suo regime alimentare, che a inizio 1900 si estinse per l’ingiustificata persecuzione dell’uomo a causa di pregiudizi e false credenze.
Con il Progetto di reintroduzione, il gipeto è ora presente (in termini di coppie riproduttive) in 65 territori, di cui diciotto in Italia.
Di queste aree, dieci sono nel Parco Nazionale dello Stelvio e in Valle Venosta, sei in Valle d’Aosta e nel Parco Nazionale del Gran Paradiso e almeno due in Piemonte. Tra queste ultime ci sono la coppia delle Valli di Lanzo (Provincia di Torino), che si riproduce dal 2019 e che viene monitorata sotto il coordinamento dell’Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Marittime, e la coppia dell’alta Valle Maira che ha nidificato quest’anno.

Uno dei gipeti reintrodotti nelle Marittime (si notano le penne decolorate per il riconoscimento su ali e coda). © Arch. APAM/M. Giordano
Adesso il nido va protetto
La coppia di gipeti ha scelto un luogo complicato per costruire il proprio nido: il sito si trova non lontano dal poligono militare del Colle del Maurin, solitamente utilizzato per alcune settimane in primavera e in autunno dai reparti della Brigata Alpina Taurinense per attività addestrative. La schiusa dell’uovo è avvenuta a fine marzo e si prevede che l’involo possa essere intorno alla fine di luglio.
Il forte disturbo in vicinanza del nido provocato dalle esplosioni potrebbe portare all’abbandono del sito e alla morte del piccolo.
Per scongiurare questo pericolo, Luca Gautero e Mauro Fissore, rispettivamente direttore e responsabile della vigilanza delle Aree Protette delle Alpi Marittime, hanno incontrato, alla presenza del Sindaco di Acceglio, Giovanni Caranzano, il Colonnello Pierpaolo Lamacchia, Vicecomandante della Brigata Alpina Taurinense.
La delegazione delle Forze Armate ha però risposto che non è in alcun modo possibile programmare le esercitazioni in altro sito o in altro periodo. L’unica assicurazione data è che sarà attuata ogni possibile cautela affinché l’impatto sia il più possibile contenuto, per esempio evitando voli di elicottero in prossimità del sito di nidificazione.
L’Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Marittime, attraverso il proprio personale tecnico e di vigilanza e in collaborazione con i Carabinieri Forestali e con diversi volontari, sta controllando l’eventuale presenza di droni o di altre attività che possano arrecare disturbo al sito. Si tratta di attività vietate dalle Misure di Conservazione vigenti se effettuate all’interno di un’Area Natura 2000 e/o in prossimità di un sito di riproduzione di specie ornitiche tutelate.
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