Compie tre anni di attività il progetto quinquennale LIFE Lanner teso a recuperare la popolazione di falco lanario nella Provincia di Viterbo. In occasione della terza stagione riproduttiva, la Commissione Europea, co-finanziatrice del progetto, ha effettuato una visita nelle due aree protette della Riserva Naturale Lago di Vico e del Parco Naturale Marturanum.
Lo staff operativo del progetto LIFE Lanner ha mostrato alcune delle attività realizzate, tra cui l’allevamento di tre coppie di falco lanario, la messa in sicurezza di varie linee elettriche per evitare il rischio di elettrocuzione dei rapaci e di altri grandi uccelli e la creazione di aree adatte alla caccia e all’alimentazione di questi uccelli. Inoltre, sono state mostrate le nuove aree pensate in funzione delle esigenze del lanario e le strutture in cui i giovani individui vengono allevati e rilasciati in natura.
Al progetto collaborano anche diversi Centri di Recupero degli Animali Selvatici che faranno confluire i dati di eventuali falconi ricoverati in una unica banca dati.
Chi è il lanario
Falco biarmicus feldeggii – una delle cinque sottospecie esistenti – è l’unica sul territorio europeo, dove è presente nelle aree meridionali e in piccole zone del Caucaso. Il falco lanario è compreso tra le specie elencate dalla Direttiva Europea Uccelli come prioritaria per il finanziamento nell’ambito del programma LIFE ed è attualmente classificata a livello italiano come specie vulnerabile.
Il lanario è un falco di medie dimensioni caratterizzato da un’evidente striatura tra occhi e becco, che lo fa spesso confondere con il falco pellegrino, dal quale si distingue per una serie di particolari tra cui i colori della testa più chiari, la corporatura più esile e la forma delle ali.
Il declino progressivo a cui è andato incontro richiede interventi straordinari per la protezione delle coppie ancora esistenti.
L’Italia ospita l’85% dell’intera popolazione riproduttiva continentale con una distribuzione discontinua e frammentaria e con maggiore concentrazione in Sicilia.
Nel Lazio, da 10-15 coppie negli anni ’80, si è passati a 5-7 coppie nel 2001. E se in questa regione, nel 2015, è risultata la nidificazione di una sola coppia e dal 2016 non vi sono stati più riscontri.
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