Fino a qualche decennio fa era considerata una specie in via di estinzione. Oggi la foca monaca fa registrare la sua presenza in almeno 6 hot spot nel Mediterraneo, dall’Alto Adriatico a Caprera, fino alle Isole Baleari. E gli incontri questo affascinante mammifero marino sono sempre più frequenti, specialmente nel periodo estivo. Per questo il WWF ha stilato e diffuso un Vademecum che indica quale comportamento tenere in caso di avvistamento, per non disturbare gli animali ed essere in grado di fornire tempestivamente ai ricercatori del Gruppo Foca Monaca (GFM) gli elementi necessari all’identificazione.
Ma l’avvistamento diretto di un animale non è il solo dato che “certifica” la presenza di questa specie in un determinato tratto di mare. Le 6 aree sono state individuate soprattutto grazie a un nuovo sistema di rilevamento basato sulla ricerca del DNA ambientale (e-DNA) in campioni di acqua di mare, monitoraggio compiuto da un gruppo di studiosi dell’Università di Milano Bicocca in collaborazione con il GFM e pubblicato su Scientific Reports.
Fondamentale, per la raccolta dei campioni, la vasta azione di citizen science promossa dal WWF nell’ambito della campagna GenerAzioneMare, che si è avvalsa dell’aiuto di volontari e turisti e delle community di WWF Young e WWF SUB.
I rilevamenti effettuati con l’e-DNA rappresentano un’integrazione fondamentale per la reale conoscenza della distribuzione della foca monaca nei nostri mari e hanno il vantaggio di non creare alcun disturbo. Inoltre, le attività di citizen science, oltre a supportare concretamente il lavoro degli studiosi, aumentano anche il livello di conoscenza e di sensibilità delle popolazioni locali verso una specie che, per il suo valore nella biodiversità mediterranea, merita la massima attenzione da parte di tutta la comunità.
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