Un metodo innovativo, in grado di rilevare la presenza della foca monaca nei nostri mari attraverso il prelievo di campioni d’acqua marina, è stato messo a punto dai ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca. Questo pinnipede, tra i più rari al mondo e l’unico presente nel Mar Mediterraneo, era considerato estinto da decenni nelle acque italiane, fino ai recenti avvistamenti in Tirreno e nello Ionio.
Il nuovo metodo realizzato dell’ateneo milanese, descritto in un articolo da poco pubblicato sulla rivista scientifica Biodiversity and Conservation, si basa sull’assunto che ogni organismo vivente lascia una traccia del proprio passaggio e questa viene rivelata dal suo Dna rimasto nell’ambiente.
Per intercettare, dall’analisi di semplici campioni d’acqua marina, la presenza della foca monaca, lo studio guidato da Elena Valsecchi, ecologa molecolare del dipartimento di Scienze dell’ambiente e della terra, ha identificato regioni “informative” del Dna mitocondriale del pinnipede, ovvero sequenze target che si trovano solo in questa specie.
È stato così possibile sviluppare sonde specifiche per poter “pescare”, agendo come una sorta di calamita molecolare, il Dna della foca monaca all’interno di un miscuglio di milioni di molecole di Dna provenienti dagli animali più disparati. L’efficienza di tali sonde, testate sul campo attraverso il confronto con un ampio spettro di campioni prelevati nelle acque dell’Oceano Atlantico, ha convinto i ricercatori a sperimentarle nel Mediterraneo. Con il risultato che nel 50% dei campioni prelevati al largo dell’isola di Lampedusa nell’estate 2020 e in alcuni campioni prelevati tra il 2018 e il 2019 al largo dell’Arcipelago Toscano è stato rilevato il Dna della specie, anticipando alcuni dei più importanti avvistamenti avvenuti di recente e svelandone la presenza in tratti di Mediterraneo finora inesplorati.

Da sinistra, Emanuele Coppola, Elena Valsecchi e Antonia Bruno alla mostra “IllusiOcean” ospitata all’Università di Milano-Bicocca.
Oltre alle aree marine già note si potranno inoltre monitorare, in modo non invasivo, i siti costieri che sono potenziali habitat di elezione per la foca monaca, le grotte riparate e le spiagge interne, ideali per il parto. Ciò favorirà, oltre allo studio e alla ricerca, la conservazione dei siti e la tutela della specie. In questa direzione Università di Milano-Bicocca, Gruppo Foca Monaca APS e altri partner sono impegnati nell’iniziativa “Spot the Monk”, un ambizioso piano di campionamento del Mediterraneo che vede coinvolti anche diversi programmi di citizen science.
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