Gli eventi estremi di acqua alta (ESL) nella laguna di Venezia sono sempre più frequenti e intensi a causa dei cambiamenti climatici e destano serie preoccupazioni per gli impatti sociali ed economici, in particolare per la città di Venezia. Una ricerca ha valutato l’efficacia del MoSE (Modulo Elettromeccanico Sperimentale) nella loro mitigazione, con l’obiettivo di fornire nuove strategie e soluzioni.
Nello studio “Dynamical diagnostic of extreme events in Venice lagoon and their mitigation with the MoSE”, pubblicato su Scientifics Reports di Nature, un team di ricercatori internazionali dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), del Centre national de la recherche scientifique (CNRS), della Radboud University e del Centro Previsioni e Segnalazioni Maree del Comune di Venezia ha sviluppato una metodologia di diagnostica dinamica per comprendere meglio gli eventi estremi di acqua alta.

La posizione geografica delle 4 stazioni mareografiche selezionate (cerchi bianchi pieni) nella laguna di Venezia (Chioggia Cittá-Vigo, Malamocco Porto, Punta della Salute Giudecca e Laguna Nord Saline) insieme alle tre bocche di porto del MoSE. La mappa è stata realizzata con Google Earth. © INGV
La metodologia è basata su due indicatori: la dimensione istantanea e la persistenza inversa.
«Abbiamo basato lo studio su un’analisi approfondita dei dati registrati dal Centro Previsioni e Segnalazioni Maree di Venezia nella laguna e sull’utilizzo di metodi matematici per comprendere i meccanismi che portano ad eventi estremi di livello marino che colpiscono Venezia e sull’efficacia delle misure di mitigazione» ha affermato Tommaso Alberti, ricercatore dell’INGV e primo autore della ricerca.
«Le performances del MoSE sono state valutate in relazione ai valori dei due indicatori dinamici. Il nostro studio dimostra che il MoSE agisce efficacemente riducendo e controllando l’ampiezza delle fluttuazioni del livello del mare con l’azione delle barriere mobili. Tuttavia, la sua efficacia è fortemente influenzata dalla tempistica della sua attivazione» aggiunge Marco Anzidei, coautore della ricerca.
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