Con la nuova applicazione di Ifremer, chiunque può analizzare fotografie dei fondali marini per aiutare gli scienziati a identificare le specie che vi abitano. La piattaforma di scienza partecipativa Ocean Spy invita i cittadini a partecipare alla ricerca sugli ecosistemi marini. In che modo?
Bisogna sapere che per comprendere meglio la vita nei fondali marini, gli scienziati utilizzano dispositivi subacquei che registrano immagini della fauna bentonica e degli habitat in modo continuo. Si produce, così, una grande quantità di foto e video deve poi essere analizzata per identificare le specie che appaiono nelle immagini. Per accelerare questo compito, i ricercatori dell’Ifremer – l’istituto di ricerca francese interamente dedicato alla conoscenza degli oceani – ha lanciato questa piattaforma scientifica partecipativa.
Gli utenti di tutte le età scopriranno le immagini raccolte in quattro ecosistemi dell’Oceano Atlantico e Pacifico, da 6 a 2.200 metri di profondità. Come farebbero gli scienziati, possono ispezionare e annotare le immagini per descrivere la fauna presente e contribuire alla ricerca di Ifremer.
Gli scienziati e gli utenti della piattaforma lavorano insieme per costruire collezioni di immagini commentate, che vengono utilizzate per addestrare algoritmi di intelligenza artificiale. Un primo strumento per automatizzare l’identificazione delle specie è già stato costruito ed è attualmente in fase di perfezionamento. Una futura evoluzione della piattaforma consentirà ai cittadini di verificare le annotazioni proposte dall’algoritmo.

L’applicazione spiega agli utenti come analizzare le immagini, per identificare ogni specie che abita i fondali marini. © Ifremer, ChEReef
Già analizzate 50.000 immagini di specie marine
«Nel 2016 abbiamo lanciato la nostra prima App, Deep Sea Spy, sulle bocche idrotermali di profondità. È stato un successo iniziale, con oltre 1.500 utenti che hanno partecipato e annotato più di 50.000 immagini. Senza il loro aiuto, l’analisi di questa mole di immagini avrebbe richiesto agli scienziati quasi 78 giorni di lavoro ininterrotto» commenta Catherine Borremans, biologa esperta di imaging e coordinatrice di Ocean spy.
«Con Ocean Spy vogliamo estendere questo progetto ad altri ambienti».
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