L’avvistamento di una balenottera accompagnata da un cucciolo è un evento estremamente raro nel Mediterraneo nord-occidentale, che diventa straordinario quando la protagonista è Propeller, la balenottera comune (Balaenoptera physalus) riconoscibile a prima vista dalle impressionanti profonde cicatrici parallele sul corpo, che indicano che l’animale è sopravvissuto a una collisione con l’elica (in inglese “propeller”) di un’imbarcazione.
Grande, quindi, la sorpresa che hanno vissuto i partecipanti e l’equipaggio a bordo della “Corsara” di Golfo Paradiso Whale Watching, partiti da Imperia.
Le balenottere comuni si concentrano in estate nel Santuario Pelagos, la grande area protetta transnazionale tra Liguria, Francia e Sardegna; qui fanno soprattutto provvista di cibo, il krill mediterraneo, e si avvistano di regola solo adulti o giovani già svezzati.
La presenza di un piccolo è un avvenimento eccezionale, anche se quest’anno i cuccioli di balenottera sembrano più frequenti del solito.
«Questo cucciolo è la balenottera più giovane avvistata quest’anno» racconta Jessica Picozzi, la biologa a bordo della motonave “Corsara”. «Il cucciolo sembrava godere di buona salute. Anche la madre, seppur magra, ma non più di altre, appariva in buone condizioni nonostante le sue passate avversità».
La storia di Propeller
«Questa balenottera deve aver sopportato grandi sofferenze» dice Maddalena Jahoda, ricercatrice di Tethys, l’Istituto che da oltre 30 anni monitora i cetacei del Santuario.
«Con il nome che abbiamo scelto, Propeller, volevamo ricordare che è stata sicuramente vittima dell’uomo. Noi la avevamo avvistata per la prima volta nel 1998 già con le vistose cicatrici tra il dorso e il fianco destro. Poi non era più stata vista per lungo tempo, facendo temere seriamente per la sua sorte» continua Jahoda.
Nell’estate del 2010 Propeller era riapparsa nuovamente, con una cicatrice in più: la pinna dorsale era collassata di lato, forse una conseguenza della prima ferita o forse addirittura un secondo incidente.
«Purtroppo le collisioni sono una delle principali e concrete minacce alla sopravvivenza dei grandi mammiferi marini dei nostri mari» sottolinea con preoccupazione Sabina Airoldi, responsabile del progetto Cetacean Sanctuary Research dell’Istituto Tethys.
Il Mediterraneo è uno dei mari più trafficati al mondo e il Santuario si trova proprio in uno dei punti più “caldi”.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





