Il Parco del Ticino non è stato risparmiato dagli eventi meteorologici estremi che hanno devastato l’Italia in questo drammatico anno. Siccità, incendi, inondazioni, ondate di calore sono stati seguiti da una violentissima sequenza di nubifragi: quattro lo scorso luglio e l’ultimo, il più devastante, a fine agosto.
Nelle ultime settimane, con diversa traiettoria e diversa intensità, le tempeste si sono abbattute sui territori del Parco del Ticino con venti che hanno sempre superato i 100 km orari. Migliaia di alberi sono stati sradicati o stroncati nei boschi, chilometri di filari campestri hanno subito la stessa sorte.
I tecnici, i servizi operativi del Parco del Ticino sono subito intervenuti e decine di volontari della Protezione Civile del Parco sono stati impegnati nello sgombero dei casi più urgenti, nel Parco, a Milano o in altri Comuni.
Una catastrofe che ricorda la tempesta Vaia
«Soprattutto l’evento del 26 agosto scorso ha raso al suolo centinaia di ettari di bosco tra Abbiategrasso e Pavia, creando grandi lacune paragonabili, su minore scala, alla tempesta Vaia che, nel 2018, ha colpito, con dimensioni sicuramente più catastrofiche, il nord est dell’Italia. Ma per le nostre foreste, le nostre più belle foreste di quercia, le ultime di queste dimensioni nella pianura Padana, in proporzione il danno regge il paragone: si tratta, purtroppo, di un evento epocale» spiega la Presidente del Parco del Ticino, Cristina Chiappa.
Un territorio boschivo particolarmente fragile
«L’ultimo nubifragio ha provocato i danni maggiori nel vigevanese e abbiatense. Per i danni subiti dalle nostre foreste, soprattutto le più belle del milanese e del vigevanese, ci vorranno anni per un almeno auspicabile recupero dell’ecosistema forestale. Certo un ruolo lo hanno giocato, oltre alla forza dei venti, le caratteristiche dei suoli su cui insistono i nostri boschi di alto fusto, che in terreni superficiali come quelli prospicienti al fiume, non hanno apparati radicali profondi. In questo momento i boschi sono particolarmente fragili e attaccabili da specie alloctone, dobbiamo capire come ripristinarli» precisa il consigliere delegato Massimo Braghieri.
Per la stima dei danni ci vorrà tempo
Sono in corso misurazioni con droni e immagini da satellite, quindi metodi innovativi, ma ci vorranno ancora alcune settimane per quantificare gli ettari di bosco rasi al suolo dai due eventi estivi.
«Gli alberi ci aiutano più di tutti nel contrasto alla crisi climatica, assorbono circa il 29 % delle emissioni di CO2 causate dall’uomo (fonte Global Carbon Project, 2022), ma anche loro ne pagano amaramente le conseguenze. Una stima dei danni è in corso, richiederà settimane. Avvieremo anche una riflessione sui nostri modelli organizzativi e sulla gestione forestale. Purtroppo si sono aperti grandi spazi per le specie esotiche che stavamo cercando di controllare; i modelli colturali del querco-carpineto in letteratura tecnica prevedono tempi più lunghi per la rinnovazione, tempi che con la crisi climatica in atto temiamo di non avere più a disposizione» conclude il direttore del Parco, Claudio De Paola.
- © Parco del Ticino
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