Nell’area del Lago di Vico i cittadini da anni non hanno più accesso all’acqua potabile. Secondo numerosi studi, le cause sono da ricercare nelle alghe rosse che fioriscono in determinati periodi dell’anno e tolgono ossigeno al lago, rendendo sempre più difficile la sopravvivenza della flora e della fauna, e rilasciando sostanze chimiche cancerogene e tossiche.
Responsabili del sovraccarico di nutrienti che alimentano la proliferazione delle alghe sarebbero i fertilizzanti utilizzati nelle aree agricole circostanti, adibite alla coltivazione intensiva delle nocciole.
Le azioni legali in difesa dei cittadini
A un anno di distanza dalla notifica dei primi ricorsi legali, si vedono i risultati dell’azione intrapresa da ClientEarth e Lipu in difesa del territorio del Lago di Vico e della popolazione dei comuni di Ronciglione e Caprarola, in Provincia di Viterbo.
Il ricorso in appello in materia di acque è stato accolto con una sentenza definitiva del Consiglio di Stato che, pronunciandosi sull’istanza di ClientEarth e Lipu, riconosce l’inerzia delle Autorità competenti e obbliga la Regione Lazio a esercitare i poteri sostitutivi attivandosi per garantire la tutela delle acque destinate al consumo umano nell’area.
Francesco Maletto, avvocato di ClientEarth esperto di diritto dell’ambiente e della biodiversità, afferma: «La decisione riconosce indirettamente gli effetti deleteri che le monocolture possono avere sugli ecosistemi, che finiscono per riverberarsi sulle comunità locali, le quali, pur beneficiando economicamente di tali attività, ne risultano in ultima analisi gravemente danneggiate, insieme alla biodiversità».
I danni delle coltivazioni monocoltura
Enti e associazioni locali segnalano da tempo la necessità di un cambiamento nei metodi agricoli prevalentemente applicati nella zona, in primis quello dell’agricoltura intensiva e ancor più della monocoltura.
La produzione di nocciole, attività storicamente redditizia, è aumentata in tutto il Lazio negli ultimi 50 anni. Nell’intento di garantirsi l’approvvigionamento di nocciole, l’industria alimentare ha come obiettivo quello di aumentare gli ettari dedicati alla coltivazione del nocciolo del 30% entro il 2025.
A questo proposito è importante sottolineare che l’impatto ambientale e sanitario della coltivazione intensiva di nocciole si registra anche in altri bacini lacustri dell’Alto Lazio: caso noto è quello del Lago di Bolsena.
Le misure ambientali protettive
ClientEarth e Lipu chiedono alle autorità di rispettare le norme ambientali dell’UE e di introdurre le seguenti misure:
- identificare il Lago di Vico come una zona vulnerabile ai nitrati: ciò comporterebbe l’attivazione di regole più severe per l’utilizzo di fertilizzanti
- adottare tutte le misure necessarie per prevenire la proliferazione delle alghe come indicato nella direttiva sull’acqua potabile, sviluppando un piano per l’abbassamento del livello di inquinamento agrochimico nel lago
- adottare misure adeguate per contrastare il degrado degli habitat protetti nel sito Natura 2000 Lago di Vico.
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