Analizzando eventi alluvionali estremi avvenuti precedentemente in luoghi idrologicamente simili, sarebbe stato possibile prevedere la portata del 95,5% delle mega-alluvioni. E lo stesso metodo può essere utilizzato per le inondazioni che potrebbero verificarsi in futuro in Europa.
«Per poter anticipare le mega-alluvioni dobbiamo osservare quello che succede in altri Paesi e altre regioni del continente europeo: in questo modo possiamo aumentare la consapevolezza del rischio ed essere più preparati ad affrontare questi eventi estremi» spiega Alberto Montanari, professore al Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali dell’Università di Bologna, tra gli autori dello studio “Surprising megafloods in Europe? Learning from the big picture” pubblicato su Nature Geoscience.
Per arrivare a prevedere questi eventi estremi, è fondamentale guardare oltre la semplice valutazione nazionale del rischio alluvione e condividere le informazioni relative a questi fenomeni a livello continentale e globale.
Le mega-alluvioni sono inondazioni che hanno una magnitudo di gran lunga superiore a quella di inondazioni avvenute in precedenza in una data località.
Si tratta di fenomeni catastrofici, che causando enormi danni e spesso provocano molte vittime. Sono però anche fenomeni rari, e questo li rende estremamente difficili da prevedere.
Per arrivare a prevedere questi eventi estremi, è fondamentale guardare oltre la semplice valutazione nazionale del rischio alluvione e condividere le informazioni relative a questi fenomeni a livello continentale e globale.
Dallo studio è emerso che regioni anche distanti, ma con caratteristiche idrologiche affini, tendono a produrre eventi di piena eccezionali molto simili tra loro.
Lo studio è stato coordinato da ricercatori della TU Wien (Università Tecnica di Vienna). Per l’Università di Bologna hanno partecipato Alberto Montanari e Attilio Castellarin, entrambi professori al Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali.
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