Al parlamento europeo si è discussa la proposta di regolamento per la riduzione dei rifiuti prodotti dagli imballaggi (PPWR).
La proposta era stata accompagnata dall’allarme di politici, e associazioni di categoria, perché avrebbe colpito pesantemente l’importante settore italiano privilegiando il riuso al riciclo.
In Italia, invece, le politiche di incentivazione del riciclo e la sua organizzazione per consorzi, frutto della lungimiranza del Decreto Legge 3 aprile 2006, n. 152. “Ronchi,” hanno portato a ottimi risultati e il nostro Paese in molti settori del riciclo ha già superato gli obiettivi fissati dall’Unione Europea: il tasso di riciclo complessivo degli imballaggi in Italia è arrivato a quota 73,3% nel 2021, superando l’obiettivo del 70% fissato per il 2030, collocando il nostro Paese al secondo posto in Europa per riciclo degli imballaggi pro-capite.
Il lavoro di “aggiustamento” a suon di emendamenti ha permesso di smussare le posizioni che erano causa di preoccupazione in Italia, ottenendo:
- l’esenzione degli obblighi di riuso per i Paesi che hanno l’85% di quota di riciclo degli imballaggi interessati;
- l’esclusione del settore agro-alimentare
- l’eliminazione del divieto per gli oggetti monouso nel settore dell’Horeca.
Il regolamento è stato approvato in prima lettura
Il mandato del Parlamento per i negoziati con i governi dell’UE, in termini generali, sostiene gli obiettivi generali di riduzione dei rifiuti prodotti dagli imballaggi che erano nella proposta di regolamento:
- il 5% entro il 2030
- il 10% per il 2035
- il 15% entro il 2040.
I deputati hanno poi proposto obiettivi specifici di riduzione dei rifiuti per gli imballaggi in plastica:
- 10% entro il 2030
- 15% entro il 2035
- 20% entro il 2040.
Restano le limitazioni principali
I deputati europei hanno approvato il divieto della vendita di sacchetti di plastica molto leggeri (inferiori a 15 micron), a meno che non siano necessari per motivi igienici o forniti come imballaggio primario per alimenti sfusi, per aiutare a prevenire lo spreco di cibo.
Per quanto riguarda il vuoto a rendere, i distributori finali di bevande e cibi da asporto nel settore della ristorazione (inclusi hotel, ristoranti e bar) dovranno offrire ai consumatori la possibilità di portare e utilizzare il proprio contenitore.
Le norme adottate dai deputati prevedono inoltre che tutti gli imballaggi siano riciclabili e rispondano a una serie di criteri rigorosi da definire attraverso la legislazione secondaria.
Gli emendamenti hanno inserito nella proposta di regolamento un punto di equilibrio tra riciclo e riuso, prendendo in considerazione il principio di sicurezza alimentare e tutela della salute pubblica.
La gran parte degli imballaggi monouso a contatto con gli alimenti, infatti, resterà sul mercato perché sono stati valutati più efficienti del prodotto riutilizzabile, anzitutto sul piano della sicurezza.
Quanto al riuso, che solleva enormi criticità legate al massiccio impiego di acqua, risorsa che lo stesso esecutivo UE classifica come scarsa, le istituzioni europee dovranno rivedere gli obiettivi in funzione del life cycle assessment, valutando il ciclo vita degli imballaggi e calcolando tutti i fattori in gioco.
Il Consiglio UE esaminerà la proposta di regolamento il prossimo18 dicembre. Si procederà poi con la valutazione da parte del trilogo (negoziato interistituzionale informale che riunisce rappresentanti del Parlamento europeo, del Consiglio dell’Unione europea e della Commissione europea), verosimilmente a gennaio 2024.
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