Sempre più spesso ci troviamo a fornire notizie sugli effetti provocati dai cambiamenti climatici in corso, in un quadro drammatico che si sta progressivamente componendo e che ci fa capire come ormai siamo dentro questi mutamenti, per i quali ci dobbiamo ormai adattare e organizzare, sia come comunità ma anche, sin dove è possibile, come singoli individui.
Uno degli effetti più eclatanti è la rapida riduzione di quasi i tutti i ghiacciai del pianeta. Infatti, la perdita di massa di questi giganti bianchi si sta verificando a un ritmo accelerato nelle aree terrestri di Antartide, Groenlandia e in tutte le aree montuose interne (salvo alcuni particolari casi in Asia centrale).
Anche il ghiaccio marino dell’Artico è in diminuzione. La sola eccezione è il ghiaccio marino del polo Sud che sta crescendo nonostante l’aumento della temperatura degli oceani meridionali e a causa di una serie di fattori locali specifici dell’area (e che non si sa sino a quando dureranno).
La situazione dei ghiacci della Groenlandia è una di più impressionanti. Secondo una recente ricerca dell’Università francese di Grenoble Alpes pubblicata sulla rivista scientifica Nature Communications, negli ultimi 45 anni i ghiacciai di quella che un tempo in vichinghi chiamavano “Terra verde” e che probabilmente è destinata a tornare tale, si sono letteralmente disintegrati, perdendo oltre il 30% del loro volume totale.
Dai primi anni 2000 tre grandi ghiacciai groenlandesi si sono già completamente sciolti, mentre altri cinque ghiacciai stanno perdendo velocemente massa, causando l’innalzamento dei mari. Secondo lo studio, tra il 2006 e il 2018 la riduzione dei ghiacciai della Groenlandia ha contribuito al 17,3% dell’innalzamento osservato del livello del mare.
Anche l’Italia è, e sarà, colpita
Sulle Alpi dal 1850 il volume dei ghiacciai si è ridotto di circa il 60% e, se le cose non cambieranno, entro fine secolo sulle nostre montagne non rimarrà un ghiacciaio degno di questo nome, con intere regioni, oggi ricche d’acqua, che conosceranno i problemi della siccità (per esempio la Val d’Aosta).
Dal 1993, il livello medio globale del mare è salito di circa 10 centimetri, con un tasso annuo di innalzamento che è più che raddoppiato negli ultimi trent’anni, con effetti che inevitabilmente interesseranno, seppur in modo differente, tutte le zone costiere del mondo. Italia compresa.
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