L’aumento del livello del mare è un problema di portata globale che coinvolge circa un miliardo di persone in tutto il mondo, di cui circa 400.000 soltanto nella regione mediterranea. I danni socio-economici prodotti da questo fenomeno hanno impatti significativi, ma a cittadini e istituzioni delle aree costiere manca la consapevolezza dell’urgenza e dell’entità del problema per intraprendere azioni immediate per mitigare gli effetti già in corso.
Uno studio, “Adapting to sea level rise: participatory, solution-oriented policy tools in vulnerable Mediterranean areas” pubblicato sulla rivista Environment Systems and Decisions, ha valutato la percezione degli stakeholder costieri dell’aumento del livello del mare e ha esaminato le azioni intraprese o pianificate da questi attori per affrontare la sfida.
La scarsa sensibilità dei Paesi costieri
L’indagine è stata realizzata in particolare in Spagna, Grecia, Italia (Venezia e Basento) e Cipro, coinvolgendo una selezione di stakeholder provenienti da differenti settori sociali ed economici, allo scopo di valutare il loro grado di sensibilizzazione al problema e la loro predisposizione ad affrontare le conseguenze dell’aumento del livello marino sulle aree costiere e sulle relative infrastrutture presenti nelle zone di loro interesse.
«I risultati dello studio hanno rivelato che molti degli stakeholder intervistati presentavano una scarsa consapevolezza del problema» afferma Marco Anzidei, ricercatore dell’INGV e coordinatore del progetto SaveMedCoasts2.
«In generale, questi erano a conoscenza del fenomeno dei cambiamenti climatici ma non avevano collegato tali fenomeni all’aumento del livello del mare. La mancanza di percezione e comprensione è particolarmente evidente tra le figure politiche. Tuttavia, queste spesso si concentrano su orizzonti temporali molto limitati legati alla durata del loro mandato, in contrasto con i tempi necessari per affrontare questo problema».
Pertanto, è essenziale che gli stakeholder costieri acquisiscano una maggiore consapevolezza del fenomeno in atto per adottare fin da subito azioni concrete rivolte alla difesa e alla protezione delle comunità e delle infrastrutture costiere, preparandosi immediatamente ad affrontare i prossimi cambiamenti.
Le possibili soluzioni da adottare
Tra i processi individuati, la politica climatica globale è emersa come un fattore chiave e indispensabile per affrontare il problema.
«Gli accordi di Parigi del 2015 sulla riduzione delle emissioni dei gas serra sono un importante strumento, sebbene non vengano rispettati da tutti i Paesi aderenti al Trattato. Tuttavia, per fronteggiare l’avanzamento del livello marino, l’erosione costiera e l’arretramento della costa è necessario esplorare soluzioni anche a livello locale che possano andare oltre le tradizionali costruzioni di barriere, come dighe e sistemi mobili (come, per esempio, il MoSE a Venezia), includendo sviluppi naturali, come l’incremento della vegetazione costiera che in sé, è capace di frenare l’erosione marina senza impattare sull’ambiente naturale» conclude Anzidei.
Lo studio è stato condotto dalla ISOTECH di Cipro nell’ambito del progetto europeo Savemedcoast2, coordinato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) sotto l’egida della Protezione Civile Europea.
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