Mentre nel momento in cui scriviamo alla Conferenza Onu sul clima COP28 di Dubai si discute ancora sul documento finale per la formulazione di un passaggio cruciale – dove a proposito di combustibili fossili si tratta tra le parole “uscita” o “abbandono” – l’agricoltura mondiale è un passo avanti rispetto a tutti gli altri settori sulla strada per rispettare gli obiettivi fissati dagli Accordi di Parigi.
Alla COP28 l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) ha lanciato una roadmap globale per combattere la fame senza superare la soglia di 1,5 °C, che prevede la trasformazione dei sistemi agroalimentari da emettitori netti a pozzi di assorbimento del carbonio.
La Roadmap delinea una strategia completa, che si estende nei prossimi tre anni e che comprende un portafoglio diversificato di soluzioni in dieci distinti ambiti di azione.
Sullo sfondo di una previsione di 600 milioni di persone che dovranno affrontare la fame cronica entro il 2030 e di una crescente crisi climatica globale, la roadmap chiede un cambiamento trasformativo nei sistemi agroalimentari e sfida la narrazione prevalente secondo cui l’aumento della produzione è sinonimo di maggiori emissioni e degrado ambientale. Al contrario, sottolinea l’opportunità, all’interno dei sistemi agroalimentari, di migliorare l’efficienza della produzione allineandosi agli obiettivi di mitigazione, adattamento e resilienza climatica.
La tabella di marcia identifica azioni e tappe fondamentali all’interno di dieci ambiti:
- l’energia pulita
- le colture
- la pesca e l’acquacoltura
- la perdita e lo spreco di cibo
- le foreste e le zone umide
- le diete sane
- gli allevamenti
- il suolo e l’acqua
- i dati e le informazioni
- le politiche inclusive.
Sul fronte delle emissioni, il documento mira a ridurre le emissioni di metano dei sistemi agroalimentari del 25% entro il 2030 rispetto al 2020, a raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2035 e a trasformarli in un pozzo di carbonio entro il 2050
Il piano della FAO suggerisce di riequilibrare i modelli di consumo e di promuovere diete sane per tutti. Sottolinea che l’adattabilità a contesti specifici è fondamentale, mettendo in guardia da soluzioni univoche.
L’allocazione strategica delle risorse
L’agricoltura è uno dei settori con il più alto fabbisogno di finanziamenti per l’adattamento per l’attuazione dei Piani climatici nazionali, ma i finanziamenti per l’adattamento al clima sono in calo.
«Il potenziale unico dei sistemi agroalimentari per affrontare la crisi climatica può essere realizzato solo aumentando gli investimenti in soluzioni e azioni per i sistemi agroalimentari. La tendenza alla diminuzione degli investimenti sia nel settore agroalimentare che in quello dell’adattamento è un’occasione persa per dotare gli agricoltori di tutto il mondo delle conoscenze, delle tecnologie e dell’innovazione necessarie per aumentare la loro resilienza e adattarsi agli impatti del cambiamento climatico» ha dichiarato il Direttore Generale Aggiunto della FAO Maria Helena Semedo.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





