Alla fine dello scorso anno, tutti gli Stati membri sono stati chiamati a votare sulla proposta della Commissione europea di prorogare l’autorizzazione del glifosato per altri 10 anni. La precedente autorizzazione scadeva il 15 dicembre 2023 e, affinché il diserbante potesse continuare a essere utilizzato, era necessario un voto favorevole della maggioranza del Consiglio dell’UE.
Si sperava in una decisione contraria e, invece, la Commissione europea ha annunciato lo scorso 16 novembre il rinnovo dell’autorizzazione del glifosato nell’Unione europea fino al 2033.
L’annuncio giunge al termine di un iter che ha generato non poche discussioni e polemiche, e in seguito a una votazione degli Stati membri in cui non è stata raggiunta la maggioranza qualificata richiesta. Ben sette sono stati i Paesi astenuti (tra cui Francia, Germania e Italia), diciassette a favore e tre contrari, questi numeri non hanno garantito il risultato di quindici Stati e almeno il 65 per cento della popolazione dell’Unione europea che servivano per prendere una decisione in un senso o nell’altro.
È stata dunque, una disposizione obbligata. In assenza di un voto favorevole o contrario a maggioranza qualificata dei ventisette, la scelta è toccata alla Commissione, che aveva l’obbligo di esprimersi prima di tale “data di scadenza”.
Preoccupazioni attorno al principio di precauzione
Gli ambientalisti non sono rimasti in silenzio e hanno fatto sentire la loro voce forte e chiara sia prima che dopo il voto. Tredici associazioni e Organizzazioni non governative della società civile italiana avevano rivolto una lettera ai ministeri competenti, esprimendo la loro preoccupazione per il possibile rinnovo.
Secondo Greenpeace, il 16 novembre è stato: «Un giorno triste per l’Europa: si è persa l’occasione di vietare un erbicida che comporta rischi per la salute ed effetti tossici sull’ambiente. Il governo italiano ora ha il dovere di fare il possibile a livello nazionale per proteggere la salute dei cittadini e l’ambiente».
Avete letto bene, anche la salute dei cittadini, perché i danni che questo erbicida causa non riguardano semplicemente gli ecosistemi, il suolo, la biodiversità e le falde acquifere. Ma negli ultimi mesi, stanno venendo a galla anche studi sui possibili rischi per la salute umana legati all’uso del glifosato, classificato nel 2015 come “probabilmente cancerogeno per l’uomo” (A2) dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) associata all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
Dal suo canto, per rafforzare la propria decisione, la Commissione ha riportato un recente rapporto dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), in base al quale il livello di rischio non giustifica un divieto del glifosato.
Nuove condizioni d’utilizzo
L’approvazione presenta delle norme precauzionali. Resta fermo il diritto dei singoli Paesi Ue di scegliere di vietare totalmente il glifosato, come ha già fatto per esempio il Lussemburgo, o limitarlo fortemente, come la Francia.
Riguardo la durata del rinnovo è di 10 anni invece che di 15, come solitamente previsto per questo tipo di sostanze.
Inoltre, la Commissione ha inserito diverse nuove condizioni, tra cui:
- il divieto di utilizzo come essiccante, con lo scopo di controllare il momento del raccolto o di ottimizzare la trebbiatura;
- la fissazione di limiti massimi per cinque impurità nel glifosato;
- l’obbligo per gli Stati membri di dare maggior attenzione ad aspetti specifici nell’effettuare valutazione del rischio su flora e fauna;
- l’obbligo per gli Stati membri di decidere misure di attenuazione del rischio per garantire che gli organismi non bersaglio e l’ambiente sono protetti;
- la fissazione di tassi massimi di applicazione che non possono essere superati a meno che l’esito della valutazione del rischio effettuata per gli usi specifici per i quali è richiesta l’autorizzazione dimostri che un tasso più elevato non comporta effetti inaccettabili sui piccoli mammiferi erbivori.
Nel caso in cui dovessero emergere prove che evidenziano criteri di approvazione non più soddisfatti, la Commissione potrà in qualsiasi momento avviare una revisione dell’approvazione.
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