di Andrea Melandri
La conservazione della natura avviene in primis attraverso la collaborazione e il confronto, per questo a fine gennaio è stato indetto il primo Summit Globale sullo stato di protezione del ghepardo che sottolineerà la necessità immediata di leggi e programmi di tutela ambientale. Il summit globale sui ghepardi punta a riunire le parti interessate dei governi e delle ONG di tutto il mondo per sviluppare un piano condiviso volto ad affrontare il pericolo di estinzione di tutte quelle specie ricomprese nell’areale del ghepardo. Questo vertice faciliterà lo scambio di idee, la condivisione di strategie e sforzi di collaborazione per fermare l’ulteriore declino della biodiversità in natura.
Il Cheetah Conservation Fund ha convocato alla riunione un “gruppo consultivo internazionale” per guidare le iniziative di conservazione, in collaborazione con l’Ethiopian Wildlife Conservation Authority (EWCA) oltre a partner della conservazione globale tra cui CITES, CMS, IUCN, WildCRU dell’Università di Oxford, Cheetah Conservation Initiative, IUCN Cat Specialist Group.
Lo scopo di questo primo vertice è quello di riunire gli esperti di tutto il mondo perché attuino al più presto programmi di conservazione rapidi e decisivi. Il vertice mira ad avviare un processo di sviluppo di azioni per mitigare i principali fattori che minacciano il ghepardo, che includono: il conflitto uomo-fauna selvatica, la perdita di habitat, la riduzione delle prede nei territori coinvolti dal cambiamento climatico, la frammentazione delle popolazioni e il commercio illegale di fauna selvatica.
L’obiettivo del vertice è quello di fornire, attraverso il coinvolgimento di governi, ONG, scienziati, membri delle comunità, imprese private ed economisti di tutto il mondo, consigli pratici che abbiano un impatto decisivo sulle iniziative attualmente in corso e sui progetti futuri finalizzati al ripristino delle popolazioni di ghepardi nei territori dove storicamente erano presenti.
La nascita di un “Piano d’azione unico”
Il secondo obiettivo del vertice consiste nel fondere i piani d’azione attualmente in essere in un “Piano unico” per coerenza globale.
I partecipanti esamineranno, inoltre, lo stato del ghepardo, le attività di conservazione in corso e gli strumenti aggiuntivi che sono disponibili per salvaguardare la specie.
Gli argomenti del primo Summit Globale sullo stato di protezione del ghepardo
Durante il primo Summit Globale sullo stato di protezione del ghepardo verranno affrontati diversi temi tra cui:
- Ecologia dei ghepardi
- Gestione delle risorse naturali (CBNRM)
- Strategie di risoluzione dei conflitti tra umani e fauna selvatica (HWC), strumenti di mitigazione, consapevolezza, mezzi di sussistenza alternativi.
- Fine del commercio illegale di specie selvatiche (IWT)
- Salute dei ghepardi, patologie, riproduzione e attività legate alla banca genetica.
- Iniziative per la reintroduzione.
- Pianificazione finanziaria: grandi finanziamenti, grandi idee, ricerca di partner di supporto.
Ci impegneremo, con questo primo vertice globale, a preservare la sopravvivenza non solo del ghepardo, ma anche di tutte le forme di vita essenziali al mantenimento della biodiversità e che garantiscono il corretto funzionamento degli ecosistemi, con importanti risvolti positivi anche sul benessere delle generazioni attuali e future della specie umana.
Saving the Cheetah
Durante il Climate COP28, svoltosi i primi di dicembre a Dubai, il Cheetah Conservation Fund (CCF) è stato protagonista di un evento dal titolo “Saving the Cheetah” tenutosi presso il padiglione IUCN. Durante l’incontro sono state ricordati i principali fattori che minacciano la sopravvivenza in natura dei ghepardi, compreso l’impatto del cambiamento climatico che sta riducendo progressivamente i territori storici di questo splendido ed essenziale velocista.
Durante il congresso si è presentato il ghepardo come icona dei paesaggi aridi, oggi maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici e sono state illustrate eventuali e potenziali soluzioni per il futuro.
I ghepardi sono tra i predatori più importanti nei territori africani e asiatici e stanno già affrontando l’impatto devastante del cambiamento climatico. I predatori apicali sono fondamentali per la resilienza degli ecosistemi. La loro conservazione crea un effetto a cascata negli ambienti originari, coinvolgendo tutte le forme viventi. In un’epoca in cui il cambiamento climatico sta destabilizzando i paesaggi più che mai, non possiamo più permetterci di perdere anche una singola specie.
L’ospite dell’evento, fondatrice e direttrice esecutiva del CCF, la Dottoressa Laurie Marker, ha affermato che «rispetto al secolo scorso, l’areale originario dei ghepardi si è ridotto al 9%. Oggi, ci sono meno di 7.500 ghepardi adulti e sub-adulti che vivono in 31 popolazioni distribuite in 23 paesi dell’Africa e l’ultima popolazione di ghepardi asiatici si trova attualmente solo in Iran, e conta meno di 25 esemplari. Di queste popolazioni rimanenti, oltre i due terzi sono costituiti da meno di 100 individui. La nostra ricerca ha evidenziato che se non si interviene, i ghepardi potrebbero estinguersi entro i prossimi 20 anni. Stimiamo che cinque anni prima del “punto di non ritorno” sarà forse ancora possibile mantenere una popolazione vitale di ghepardi selvatici in molte aree del suo areale storico, per questo il nostro lavoro deve essere immediato e rapido. Sebbene l’uomo sia la causa principale dello squilibrio dell’ecosistema, l’uomo ne è anche la soluzione».
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