È stato pubblicato uno studio scientifico sulla qualità dell’aria, redatto da gruppo di ricercatori europei, al quale ha partecipato per l’Italia Francesco Forastiere, direttore della rivista Epidemiologia e Prevenzione.
Lo studio mostra le conseguenze che avrebbe il rinvio dei nuovi obiettivi di qualità dell’aria dell’UE sulla salute delle persone.
La nuova Direttiva sulla qualità dell’aria è fase di discussione e negoziazione al Trilogo europeo, il negoziato interistituzionale informale che riunisce rappresentanti del Parlamento europeo, del Consiglio dell’Unione europea e della Commissione europea.
Lo studio (scarica qui il documento) stima in quasi 330.000 le vite umane che si perderebbero con il rinvio di 10 anni dell’adempimento ai nuovi limiti sulla qualità dell’aria e dettaglia il costo umano per ciascun paese UE nel quale le concentrazioni medie di PM 2.5 oggi superano i 10 μg/m3: un terzo circa della mortalità aggiuntiva si verificherebbe in Italia.
Le raccomandazioni dell’OMS
Il Piano d’azione Zero Pollution 2021 della Commissione europea impegna l’UE a modificare l’obsoleta direttiva sulla qualità dell’aria del 2008, sottolineando la necessità che la legislazione dell’UE si allinei agli studi scientifici e alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Nel settembre 2023, il Parlamento europeo ha votato per l’allineamento alle linee guida dell’OMS entro il 2035, ma il Consiglio Europeo osteggia tale indicazione, proponendo inoltre deroghe ampie e poco chiare.
I meccanismi ipotizzati (fra questi PIL inferiore alla media dell’UE o particolari condizioni orografiche) consentirebbero agli Stati membri di ritardare il raggiungimento dei limiti addirittura al 2040: questo porterebbe alla consacrazione di un’idea di Europa a più velocità.
L’appello all’Italia
Le associazioni si appellano al senso di responsabilità delle istituzioni del nostro Paese affinché la posizione italiana nell’ambito dell’attuale negoziazione europea sia ridefinita garantendo il diritto costituzionalmente sancito alla tutela della salute umana.
Se si considera che, già solo dall’inizio del 2024, in diverse città italiane e per molti giorni sono stati superati i limiti giornalieri indicati dall’OMS, è evidente come la tutela della salute sia messa a repentaglio.
«Ogni proroga significa aumentare i rischi per la salute pubblica, causare sofferenza, aumento delle malattie, morti premature e costi per l’assistenza. È un momento delicato in cui le implicazioni del ritardo vanno valutate con attenzione e con responsabilità. Occorre cercare soluzioni tempestive per garantire un ambiente più sicuro e salutare per tutti» dichiara Francesco Forastiere.
«L’attuale posizione dell’Italia è irresponsabile non solo per la richiesta di un rinvio che condanna a morte oltre centomila cittadini italiani ma, soprattutto, in quanto il rinvio richiesto ha il mero scopo di legittimare l’assoluta inazione che ormai da decenni caratterizza le politiche dell’aria in Italia» aggiunge Anna Gerometta, Presidente di Cittadini per l’aria onlus.
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