Ornavasso, in pieno Verbano-Cusio-Ossola, trova da una parte i laghi Maggiore e di Mergozzo, mentre dall’altra ha le selvagge montagne dell’Ossola che confinano con la Svizzera, e per questa sua posizione strategica si trovano sul suo territorio i resti della linea Cadorna.
Di cosa si tratta? Inizio Novecento, soffiano i venti della Grande Guerra. La vicina Svizzera è neutrale ma se cambiasse idea, o se gli odiati nemici riuscissero ad attraversarla con i loro eserciti? Basterebbe un nulla perché penetrino fin nel cuore dell’Italia. Ecco allora l’idea: una linea formata da trincee, postazioni per obici, fortini e caserme che si estende a difesa di quasi tutto il confine.
In realtà la Linea Cadorna non è mai entrata in funzione, anzi: in certi punti non è mai stata finita. E meno male, poiché in caso di attacco si sarebbe rivelata già obsoleta, come dimostrato in strutture simili poste in altre località italiane e distrutte con pochi colpi.
Oggi a Ornavasso è rimasto un tratto di questa fortificazione, trasformato in un sentiero facile e affascinante, formato da una comoda mulattiera con gallerie che portano alle trincee. Un viaggio nella Storia fatto in prima persona, dove i vecchi segni di guerra ormai finalmente silenziosi portano a meditare sulla follia di tutti i conflitti.
- Forte di Bara-Ornavasso, le gallerie delle trincee. © F. Voglino/A. Porporato
- Forte di Bara-Ornavasso, le gallerie delle trincee. © F. Voglino/A. Porporato
A un paio di chilometri a monte di Ornavasso, a Punta Migiandone (220 m/slm; tavolini e fontana), seguiamo semplicemente la mulattiera (cartello “A21-Forte di Bara”) che con salita costante ci porta al Forte di Bara (410 m/slm) passando accanto a diverse aperture nella roccia: inoltrandoci in esse percorriamo le gallerie che conducono alle trincee ancora intatte.
- Forte di Bara-Ornavasso, lungo la mulattiera militare. © F. Voglino/A. Porporato
- Forte di Bara-Ornavasso, lungo la mulattiera militare. © F. Voglino/A. Porporato
Dopo la visita al sito della fortezza, da cui si apre un panorama aperto di grande respiro sulla bassa Valle Ossola e sui laghi (tavolini, fontana), prendiamo a sinistra la strada sterrata (cartelli “antica cava” e “Santuario del Boden”) che procede con piacevole andamento graduale e con una visuale grandiosa. Ignorando alcuni bivi che deviano dalla principale, sbuchiamo su una strada asfaltata e proprio sulla destra si apre l’ingresso della ex cava di marmo che in inverno diventa la grotta di Babbo Natale.
- Forte di Bara-Ornavasso, Santuario del Boden. © F. Voglino/A. Porporato
- Forte di Bara-Ornavasso, lungo la Via Crucis. © F. Voglino/A. Porporato
Seguendo la strada asfaltata in salita raggiungiamo il colorato Santuario della Madonna del Boden (470 m/slm). Proprio davanti ad esso parte la bella selciata (cartello “A25-Ornavasso”) che scende in maniera ripida lungo l’ombrosa antica via dei pellegrini, scandita da piloni votivi di una Via Crucis. Attraversando con un sottopasso una strada, scendiamo di fronte alla parrocchiale di Ornavasso dalla particolare piazza selciata panoramica. Alzando lo sguardo appaiono la Torre di segnalazione del Trecento e la Chiesa della Guardia. Proseguiamo in discesa fino alla rotonda del Crocifisso e lasciando i resti di un oratorio settecentesco alla nostra destra seguiamo la strada che passa al di sotto della parrocchiale (fontane lungo il percorso) fino a uno slargo dove teniamo la sinistra per via della Conciliazione.
La strada fa passare davanti all’edicola della Madonna delle Grazie (210 m/slm) per poi raggiungere il termine della via dove prendiamo a sinistra via Pietro Iorio che con andamento praticamente pianeggiante fa lasciare Ornavasso. Giunti al parcheggio del Lago delle Rose la strada diventa sterrata, passa alla base della Falesia del Cannone, dove si trovano vie di roccia, per farci arrivare piacevolmente tra alberi e prati al punto di partenza.
Note
Dati totali
Lunghezza: anello di 8 km
Dislivello: 300 m
Tempo al netto delle soste: 2 h 45 min
Link utili
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