Delle montagne c’è da avere ammirazione e fascinazione, ma anche rispetto e riverenza. Bisogna non solo saper comprendere quando e come esse sono a noi accessibili, ma anche quando è il momento di abbandonare la nostra impresa. Il rispetto deve quindi prendere il sopravvento sulla perseveranza. «Se non sarà oggi, sarà un altro giorno!». Quante volte un grande, grandissimo, come Walter Bonatti ha ripetuto queste parole a se stesso in primis e poi ai compagni di cordata?
Una storia vera
Talvolta, tuttavia, il nostro rispetto per le montagne viene minato da imprevisti fenomeni atmosferici. E quello che sembrava essere un perfetto scenario paradisiaco si può trasformare in orrore e disperazione nell’arco di pochi minuti.
Questa è la vera storia di T.P., accaduta solo pochi anni fa.
T.P. del momento dell’orrore non conserva parole. Neppure ricordi. Ha solo immagini talmente silenziose da essere assordanti, inesplicabili. I momenti precedenti alle tragedie sono a volte estremamente lucidi. Quelli seguenti hanno tinte vivide. Sono come lividi che non si riescono a guarire.
La preparazione
C’è il silenzio, appunto. C’è la disperazione di non poter aiutare, di essere sopraffatti da qualcosa per cui non si è mai adeguatamente preparati. C’è l’esigenza non di capire, ma di reagire. Presto, con tutto il coraggio possibile. Reagire a quanto accaduto, farlo anche per chi non ce l’ha fatta. Organizzarsi, organizzare i pensieri prima di tutto, poi valutare l’accaduto, lavorare con coscienza usando l’attrezzatura.
Sistemare quello che rimane.
E quando tutto è terminato, si pensa alla propria preparazione. Sì, è stata decisamente lei a fare la differenza. T. P. lo sa bene. È stato uno dei membri della spedizione sulla haute route Chamonix-Zermatt, nelle Alpi Svizzere.
«Sto bene. Sono all’ospedale. È successa una cosa gravissima e sono sopravvissuto grazie alla mia esperienza».
La tempesta
Non sono riusciti a raggiungere il rifugio. Una tempesta si è abbattuta su di loro in località Pigna d’Arolla, a oltre quota 3000. Assideramento. Uno dopo l’altro i partecipanti non hanno resistito al freddo e ai venti che li flagellavano senza sosta.
T.P. ha fatto ricorso a tutta la sua esperienza, alla forza di volontà e ha fatto l’unica cosa che fosse possibile: rimanere sveglio, spronare gli altri. Scaldarsi, idratarsi. Fissare priorità per rimanere in vita e per aiutare chi può ancora farcela. Nell’abisso della disperazione bisogna trovare la forza della concentrazione, la volontà di sopravvivere deve essere la guida.
Aiutare, gridare, richiamare costantemente la loro attenzione. Ma pian piano è solo il silenzio a rispondere a T.P. e alla sua immensa, incessante lotta per salvarsi e salvare i compagni.
Come ha scritto il grande poeta Guido Gozzano: «Il tempo è già più forte/di tutto il tuo coraggio».
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